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		<title>Prove tecniche di repressione</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 21:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[comunicato del Collettivo Studentesco &#8216;Aca toro
In occasione del corteo studentesco che abbiamo indetto per venerdì 12 marzo, in concomitanza con lo sciopero generale indetto dalla Cgil, ci sono arrivate dal questore di Mantova prescrizioni e limitazioni alla nostra manifestazione che giudichiamo molto gravi.   Il questore prescrive soste durante il corteo di durata non superiori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/19841.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15781" title="1984" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/19841-300x199.jpg" alt="1984" width="300" height="199" /></a>comunicato del Collettivo Studentesco &#8216;Aca toro</p>
<p>In occasione del corteo studentesco che abbiamo indetto per venerdì 12 marzo, in concomitanza con lo sciopero generale indetto dalla Cgil, ci sono arrivate dal questore di Mantova prescrizioni e limitazioni alla nostra manifestazione che giudichiamo molto gravi.   Il questore prescrive soste durante il corteo di durata non superiori ai  5 minuti, giustificando tale presa di posizione con la limitazione dei disagi causati al traffico veicolare. Un provvedimento che lede l&#8217;efficacia stessa della manifestazione. Un viale o una strada che vengono attraversati da un corteo, causano per forza un blocco della circolazione. Un discorso al microfono, davanti a un luogo simbolico necessita di un tempo variabile a discrezione dell&#8217;oratore: non si può decretare per direttiva che l&#8217;articolazione di un pensiero  non possa superare i 300 secondi.<br />
A chi riferisce del proprio operato il questore di Mantova? Alla Polizia  Locale o al  Ministero dell&#8217;Interno?<br />
Un&#8217;altra prescrizione che ci è stata notificata riguarda l&#8217;itinerario del corteo, che ha subito numerose modifiche rispetto la richiesta che avevamo inoltrato alla Digos di Mantova. Per la prima volta la questura decide quale deve essere il percorso più diretto per un corteo, senza accogliere le richieste di svolgimento della manifestazione stessa in luoghi che gli stessi organizzatori giudicano importanti o significativi.   Ci siamo visti negare il passaggio per il provveditorato agli studi, luogo decisivo e simbolico per le mobilitazioni e le vertenze studentesche, per quelle dei docenti precari e del personale ATA, e la notificazione di terminare la manifestazione in Piazza Mantegna invece che in Piazza Virgiliana.   Si tratta di episodi molto gravi che non hanno precedenti nella storia recente. Ci immaginiamo se a un corteo di operai che manifesta contro il trasferimento della propria azienda dove la manodopera costa meno, fosse vietato di sfilare davanti alla sede di Confindustria o se la questura vietasse lo svolgimento di manifestazioni davanti alla Prefettura, istanza territoriale dello Stato nella nostra città. Anche l&#8217;accettazione del principio di contingentare i tempi di una manifestazione rimane senza senso, se non quello di aprire inquietanti scenari sulle modalità di rilasciare le autorizzazioni per i cortei.   E cosa ci si dovrebbe aspettare la prossima volta? Un corteo da svolgersi solo in Z.T.L.? Un corteo che attraversi solo i vicoli del centro in modo da evitare l&#8217;interruzione dello shopping? Una manifestazione che non superi i 14 minuti di interruzione del traffico veicolare? Una manifestazione che si tenga ma che non sia visibile?<br />
In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo e che stiamo pagando a caro prezzo, lanciamo un appello a lavoratori, organizzazioni sindacali, organizzazioni politiche e associazioni per costruire un elemento di democrazia e di solidarietà contro questa ingiustizia che subiamo noi oggi, ma che rischia di riguardare tutte e tutti.</p>
<p>Aderisci all&#8217;appello, lascia un commento o invia una mail a i486@anche.no</p>
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		<title>Una riforma 3D: Disoccupazione, disegualianza, diseducazione</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 21:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scuola e Università]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi noi studenti siamo unicamente visti come pezzi sacrificabili di una scacchiera, individui a cui può essere negato un futuro, soggetti a cui si vuol far pagare questa crisi. Al contrario dovremmo essere visti per quello che siamo: la possibilità di riscatto sociale ed economica per il paese.
La riforma delle scuole superiori, varata dal consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15561" title="3dstudents" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/3dstudents1-300x232.jpg" alt="3dstudents" width="300" height="232" />Oggi noi studenti siamo unicamente visti come pezzi sacrificabili di una scacchiera, individui a cui può essere negato un futuro, soggetti a cui si vuol far pagare questa crisi. Al contrario dovremmo essere visti per quello che siamo: la possibilità di riscatto sociale ed economica per il paese.<br />
La riforma delle scuole superiori, varata dal consiglio dei ministri non fa&#8217; altro che rafforzare l&#8217;idea già esistente. È vero, come si continua a sentire ai media, che è necessaria una riforma delle scuole superiori (l&#8217;ultimo riordinamento risale al 1923 con la riforma Gentile), ma non la si può basare su tagli economici. Il taglio epocale di cui si parla, attuato senza un minimo confronto con le organizzazioni sindacali, prevede la riorganizzazione degli istituti, sfoltendo indirizzi e riducendo gli orari, con l&#8217;ovvia conseguenza di   un aumento della precarietà tra gli insegnanti: spariranno circa 17mila cattedre.<br />
In realtà, però, la riforma non si riduce solo a questo : dietro c&#8217;è il tentativo di separare il sistema scolastico in due categorie. Da una parte ci saranno i licei, che vengono toccati meno dalla riforma subendo solo un accorpamento. Dall&#8217;altra, frequentati per la maggiore da migranti e da studenti appartenenti alla fasce subalterne della società, gli istituti tecnici e professionali, per i quali è prevista una nettariduzione dell&#8217;orario scolastico con la &#8216;promessa&#8217; di più laboratori nei quali trascorrere le ore che non si passano imparando la teoria sui libri. Per queste scuole le ore giornaliere saranno di 60 minuti, e quindi non più divise in moduli da 50, inoltre passeranno da 36 (40 per i professionali) a 32 le ore settimanali.<br />
Grazie a questa divisione in terza in media si dovrà compiere una sceltaancor più difficile: il divario tra i due “settori” rende ancor più complicato il passaggio da un tipo di scuola ad un altra, favorendo la dispersione scolastica. Scegliendo il proprio futuro in questo modo si costruisce una società classista, in cui le forbici tra i figli dei benestanti e quelli degli operai o dei migranti si allargano sempre di più, segnando il proprio futuro già dall&#8217;infanzia.La riforma non è altro che il proseguimento del percorso iniziato con Berlinguer e portato avanti sia da centrodestra che da centrosinistra. Noi ci opponiamo a questo taglia e cuci delle riforme precedenti e, decisi a riprenderci il nostro futuro, continueremo a riunirci, a costruire socialità e a lottare dentro e fuori dalle nostre scuole.</p>
<p>MANIFESTAZIONE STUDENTESCA<br />
venerdì 12 marzo<br />
stazione apam, viale Risorgimento &#8211; concentramento ore 8.30</p>
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		<title>Goodbye Lenin: Le acrobazie elettorali della sinistra mantovana</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pensavamo che la sinistra fosse all’anno zero, che il ciclo della rifondazione comunista si fosse definitivamente chiuso. Il ciclo della Rifondazione nata in opposizione alla guerra e alle politiche neoliberiste, di cui siamo stati parte determinante nella stagione del G8 di Genova , dei social forum e della battaglia referendaria sull’articolo 18. Pensavamo che quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15461" title="Good Bye Lenin" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/Good-Bye-Lenin-300x227.jpg" alt="Good Bye Lenin" width="300" height="227" />Pensavamo che la sinistra fosse all’anno zero, che il ciclo della rifondazione comunista si fosse definitivamente chiuso. Il ciclo della Rifondazione nata in opposizione alla guerra e alle politiche neoliberiste, di cui siamo stati parte determinante nella stagione del G8 di Genova , dei social forum e della battaglia referendaria sull’articolo 18. Pensavamo che quello stesso partito fosse oggi ridotto a un cumulo di macerie, dopo il suicidio politico della sinistra dentro il pessimo esecutivo Prodi e le conseguenti batoste elettorali. Abbiamo peccato di ottimismo.<span> </span><br />
Siamo rimasti allibiti dalle recenti acrobazie elettorali del Prc e di Sinistra Popolare (ex-pdci) in vista delle amministrative a Mantova: dopo tre mandati Rifondazione entra in giunta. In 15 anni il Prc ha giustamente condotto una battaglia di difesa dell’ambiente, della salute, dei beni comuni e della democrazia contro gli affari dei poteri forti espressi dai <em>socialiberisti </em>di Mantova, prima Ds poi Pd. In una settimana il Prc è invece riuscito a trovare un accordo organico, elettorale e di programma con il pd, asfaltando con una riunione quanto sostenuto dalla sua nascita fino a dieci giorni fa.<br />
Situazione rovesciata per Monica Perugini(ex pdci oggi sinistra popolare) che dopo essere riuscita a dare pieno appoggio alla politica non solo di<span> </span>Fiorenza Brioni, ma anche a quella di due mandati di Burchiellaro, di colpo si improvvìsa come opposizione al Pd dopo averci governato insieme fino a un anno fa ed essere stata cacciata dalla giunta non per dissidi politici ma per le note vicende giudiziarie. Se fosse stata interessata da subito a costruire un progetto radicalmente alternativo e autonomo dal Pd, avrebbe potuto rispondere all’appello lanciato da noi già due mesi fa alle forze della sinistra mantovana per collaborare alla costruzione di una sinistra anticapitalista per Mantova. Dato che ha disertato completamente tutti i tavoli di discussione tra le forze di sinistra da novembre a gennaio, sembrava abbastanza scontata la sua volontà di amministrare per un’altra volta Mantova assieme al Pd: forse però deve essersi guastato qualche accordo tecnico-politicista all’interno della giunta dopo l’ingresso di Rifondazione, oppure deve aver pensato che le avrebbe reso di più una lista che cercasse di raccogliere un po’ dell’eredità di rifondazione per presentarsi autonomamente e magari barattare delle briciole al secondo turno.<br />
Siamo davanti ad operazioni di piccolo cabotaggio che mortificano ulteriormente la percezione della sinistra politica: sia in Rifondazione che negli ex comunisti italiani ha trionfato l’istinto di autoconservazione capace di far cambiare radicalmente l’orientamento politico a seconda delle stagioni e delle convenienze elettorali.<br />
Di fronte a tutto questo constatiamo con rammarico che una<span> </span>credibile sinistra di opposizione non si possa costruire con simili esponenti, che assomigliano più a dei mercanti di ideologie che a dei rappresentanti di organizzazioni politiche che provengono dal progetto della Rifondazione lanciato dopo la svolta della Bolognina. Riteniamo davvero chiusa qualsiasi possibilità di riuscire a tendere alleanze politiche con queste forze, pena lo sprofondare con loro. Per ricostruire una sinistra degna del suo nome è fondamentale ripartire dalle forme di conflitto sociale che lavoratori, migranti e studenti esprimono e dai nuovi cicli di lotta che si sono di recente innestati.</p>
<p>Sinistra Critica Mantova</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<a href="http://www.sinistracritica.org/mantova" target="_blank">sito web</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/Sinistra-Critica-Mantova/299263477879?ref=ts" target="_blank">pagina fb</a></p>
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		<title>Una giornata di sole, giallo.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è cominciato a parlare di 1° marzo e di sciopero dei migranti grazie al coraggio delle donne che hanno lanciato la campagna su Facebook. Poi hanno cominciato a parlarne anche i migranti e le migranti nei posti di lavoro, nelle RSU, nei coordinamenti e nei luoghi di aggregazione. Allora molti si sono affrettati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15311" title="24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n-300x225.jpg" alt="24765_109503399064526_100000145988807_260846_4756819_n" width="300" height="225" />Si è cominciato a parlare di 1° marzo e di sciopero dei migranti grazie al coraggio delle donne che hanno lanciato la campagna su Facebook. Poi hanno cominciato a parlarne anche i migranti e le migranti nei posti di lavoro, nelle RSU, nei coordinamenti e nei luoghi di aggregazione. Allora molti si sono affrettati a dare lezioni e a cercare di correggere il tiro. Uno sciopero sarebbe destinato a fallire, si è detto. Sarebbe uno sciopero etnico che dividerà i lavoratori, si è accusato. Andando verso il 1° marzo però, la parola sciopero ha unificato non solo un grande movimento di solidarietà verso i migranti, ma anche i lavoratori, e non solo quelli migranti.</p>
<p>Già la manifestazione dalla partecipazione straordinaria di Brescia del 6 febbraio scorso , in cui sfilarono per le strade della città lombarda oltre 20.000 manifestanti in grandissima parte migranti, aveva dato un assaggio di quello che poteva succedere il primo marzo in tutta la penisola. Un corteo che dalla testa alla coda aveva fatto riecheggiare la parola “sciopero”. Una reazione a catena che ha convinto Sdl a indire uno sciopero generale di 8 ore e quasi 50 aziende della meccanica, dei servizi e del commercio ad aderire allo sciopero con l’astensione dal lavoro.</p>
<p>Un percorso tutto in salita che era stato lanciato da alcune realtà di coordinamenti migranti del nord Italia in occasione del primo marzo: Milano, Bologna,Brescia, Vicenza, Basso Mantovano, Padova a insistere con l’appello “cocciutamente sciopero” con cui si chiedeva non solo mobilitazione, ma anche astensione dal lavoro, perché tutte le leggi che riguardano l’immigrazione sono leggi che colpiscono una parte di lavoratori. Molte altre realtà hanno aderito allo sciopero, tanto che numerose aziende sono state fermate a Parma, Reggio Emilia, Bologna, nel Basso Mantovano e nella riviera ligure e in tante altre provincie si sono segnalate astenzioni dal lavoro specie in toscana dove i cobas hanno indetto sciopero generale.<img class="alignright size-medium wp-image-15321" title="23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n-300x225.jpg" alt="23842_1296451704720_1633194267_725613_7641378_n" width="300" height="225" /><br />
A Suzzara il coordinamento migranti ha indetto una manifestazione per il pomeriggio a partire dalle 17. Un occasione per esprimere una piazza dal forte significato politico, che potesse raccogliere cassaintegrati, disoccupati e precari oltre ai migranti ovviamente per dire No al razzismo e lanciare un forte messaggio di solidarietà tra lavoratori contro la guerra tra poveri alimentata da Lega e Governo. Un paziente lavoro di costruzione della giornata che ha visto gli attivisti del coordinamento migranti e diversi militanti dello spazio sociale la Boje e di Sinistra Critica diffondere volantini davanti a fabbriche, scuole e mercati. Già a Tiberina e Macofer i migranti avevano ottenuto l’ultima ora di sciopero con assemblea prima di raggiungere gli altri migranti in piazza.<br />
Fin dal mattino in alcune scuole di Mantova alcune azioni del collettivo studentesco con striscionate avevano fatto da lancio alla giornata.<br />
Nel pomeriggio in piazza Garibaldi a Suzzara diverse centinaia di manifestanti hanno riempito la piazza molti interventi al microfono aperto hanno raccontato e denunciato le situazioni di razzismo quotidiano che molti migranti vivono sulla propria pelle. Per Imdadul<em> “E’ ora che governo e stampa la smettano col dare la colpa agli immigrati di tutti i disagi sociali che la crisi comporta”</em>, Azid punta il dito contro il permesso di soggiorno a punti <em>“ci vogliono semplicemente cacciare via”</em>, Aezzedin racconta dell’infortunio subito e del mancato diritto di riscossione dell’indennità assicurativa perché legata al permesso di soggiorno, che non è riuscito a ottenere per un reddito troppo basso, Thierno, a fine giornata, coperto dagli applausi, grida al microfono <em>“noi la crisi non la paghiamo!Noi la crisi non la paghiamo!”</em>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-15331" title="24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/03/24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n-300x225.jpg" alt="24543_1345930761998_1043144198_31027207_1610246_n" width="300" height="225" />Numerose anche le delegazioni di r.s.u. arrivate con lo striscione a esprimere solidarietà e a partecipare alla giornata. Zanotti, Marcegaglia, Uniblock, Bondioli e Pavesi, oltre al segretario della Fiom Pagano. Un delegato della Bondioli al microfono dice a chiare lettere<em> “siamo qui oggi perché molti nostri colleghi sono migranti. I loro problemi sono anche i nostri”.</em> Alla Iveco, in alcuni reparti molti operai hanno lavorato con la striscia gialla al braccio.</p>

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		<title>Casa Pound Italia: gli squadristi del popolo delle libertà</title>
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		<comments>http://www.articolozero.org/2010/02/casa-pound-italia-gli-squadristi-del-popolo-delle-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 08:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[blocco studentesco]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[casapound]]></category>
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		<description><![CDATA[“Accetto con piacere l’invito di Casa Pound Italia a partecipare ad un tavolo di confronto sui diritti civili”.
 Paola Concia
 “Probabilmente sono più d&#8217;accordo con un documento come il vostro, pur non condividendone alcuni passaggi che con alcuni documenti sul tema prodotti dal mio partito. Mi chiedo però se condividete la mia valutazione che omofobia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/4118331784_b4008aa4ea.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15191" title="fuori i fascisti dalla mia città" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/4118331784_b4008aa4ea-300x300.jpg" alt="fuori i fascisti dalla mia città" width="300" height="300" /></a>“Accetto con piacere l’invito di Casa Pound Italia a partecipare ad un tavolo di confronto sui diritti civili”.</span></span></span></span></span></span></span></span></em></p>
<p><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Paola Concia</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> <em>“Probabilmente sono più d&#8217;accordo con un documento come il vostro, pur non condividendone alcuni passaggi che con alcuni documenti sul tema prodotti dal mio partito. Mi chiedo però se condividete la mia valutazione che omofobia e razzismo coincidano”.</em></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><strong><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Paola Concia</span></span></span></span></span></span></span></span></strong></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> <em>“Sono stato invitato e ho detto sì, e questo è quanto. Di covi romani dell&#8217;odio antigay non so nulla. E poi io per principio non ho niente contro nessuno, né contro i comunisti, né contro i fascisti, né contro i gay. D&#8217;altra parte possono dire quello che gli pare, ma se ho deciso di andare vado. Prima di accettare mi sono informato e quello che ho saputo è che Casa Pound fa un sacco di iniziative culturali”.</em></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><strong>Marcello Dell’Utri</strong><br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><em><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> “Da sinistra mi hanno accusato di essere andata in missione nell&#8217;ultradestra per conto del mio&#8217;padrone&#8217;. Loro parlano di &#8216;padroni&#8217;, ragionano così. Ma io ho incontrato solo persone gentili, intelligenti, attente. Tra le due civiltà c&#8217;è un abisso. Anzi, direi che civiltà si può definire solo la destra, ché questa sinistra civile non è”.</span></span></span></span></span></span></span></span></em></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> <strong>Stefania Craxi</strong></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> <em>&#8221;A chi dice che il fascismo è il male assoluto, io rispondo che piazzale Loreto è il male assoluto&#8221;.</em></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> <strong>Stefania Craxi</strong></span><span style="font-size: 13px;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">CRONISTORIA DI CASA POUND</p>
<p>La trasferta milanese<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Milano: domenica 29 Giugno 2003, Festa Tricolore di Alleanza Nazionale. A sole poche ore dal concerto di Franco Battiato si svolge il dibattito: &#8220;Comunità giovanili: l&#8217;alternativa ai centri sociali. L&#8217;aggregazione a Milano dopo la vicenda Leoncavallo&#8221;.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Sotto gli occhi attenti di Giorgia Meloni e Carlo Fidanza, all’epoca rispettivamente Presidente e Reggente nazionale di Azione Giovani, si formalizza in quella occasione un’intesa politica tra Alleanza Nazionale e la nascente Area Non Conforme.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> A quel dibattito infatti accanto ad Aldo Brandirali, ex maoista transfuga in Forza Italia e all’epoca Assessore Giovani del Comune di Milano, e a Francesco Lattuada, ai tempi responsabile della Comunità Giovanile di Busto Arsizio poi consigliere comunale di Alleanza Nazionale-Pdl, sotto inchiesta nel 2007 nell’ambito delle indagini sul “Partito Nazional-Socialista dei Lavoratori” nel varesotto, siede, in qualità di responsabile di Casa Montag, un trentenne ai più sconosciuto: Gianluca Iannone.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Poco più di due mesi dopo nasceva a Roma quartiere Celio il Foro ‘753, per la cui storia rimandiamo al documento già on line “L&#8217;organizzazione di Alleanza Nazionale Foro 753&#8243;, e soli sei mesi dopo sempre a Roma ma nel quartiere Esquilino una folto gruppo di camerati di Casa Montag dava vita a Casa Pound. Se l’operazione Foro ‘753 nasce e si sviluppa organicamente all’interno di Alleanza Nazionale, diverso è l’iter seguito da Iannone e dall’Area Non Conforme. A tal proposito occorre quindi fare un salto indietro.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
Sinergie Europee e l’Università d’Estate: nasce Casa Montag<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">Nata nella seconda metà degli anni Novanta per rilanciare il circuito culturale della destra radicale in Europa, Sinergie Europee era un coordinamento di forze “antiamericane” ed “antimondialiste” con buone ramificazioni principalmente in Francia, Belgio e Germania, e diversi contatti anche nei paesi dell&#8217;est. Sorta di linea di comunicazione aperta tra gli ambienti della Nouvelle Droite di Alain de Benoist e la cultura del neofascismo continentale &#8220;eurasiatico&#8221;, in Italia la sua costola era rappresentata dalla rivista milanese “Orion”, edita dalla casa editrice Barbarossa. Nelle intenzioni di alcuni suoi esponenti come Maurizio Murelli, condannato a diciotto anni nel 1973 per l’omicidio dell’agente Marino, e Rainaldo Graziani, animatore a Roma di Meridiano Zero e successivamente organizzatore della Guardia d’onore a Benito Mussolini, tuttavia Sinergie Europee da semplice coordinamento quale era sarebbe dovuto diventare un unico partito europeo. Non andò così, e in Italia l’unica iniziativa di rilievo da parte di Sinergie Europee fu l’organizzazione e promozione annuale di un raduno di “formazione” politica denominato “Università d’Estate”.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> La principale caratteristica di questi raduni fu l’apertura ai militanti della destra sociale come a quelli dei gruppi radicali, alle comunità militanti come ai senza partito. Il progetto vide così la partecipazione di Roberto Fiore, Piero Puschiavo e Gabriele Adinolfi, personaggio quest’ultimo centrale per lo sviluppo e l’affermazione dell’intera Area Non Conforme. Nel 2000 così lo stesso Adinolfi descriveva quell’esperienza: “Vi è stata una coesione immediata di gruppi eterogenei: una trentina di realtà provenienti da oltre quaranta città italiane; realtà autonome, realtà metapolitiche e realtà militanti tra le quali spiccavano quadri nazionali di Forza nuova, quadri della Fiamma, assessori di An che non erano saltimbanchi del politichese ma espressioni di realtà militanti territorialmente radicate; il tutto condito dalla presenza leghista.”</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Nel giro di pochi anni fu proprio Adinolfi ad assumere quindi la guida dell’Università d’Estate attraverso il network di “formazione, comunicazione e ricerca culturale” Centro Studi Polaris.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Dall’esperienza dell’Università d’Estate nel luglio del 2002 un gruppetto di ex militanti del Movimento Politico Occidentale e del Fronte della Gioventù, e della relativa Divisione Artistica, diede quindi vita poco fuori Roma all’occupazione neofascista Casa Montag: nasceva contestualmente l’Area Non Conforme.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> A dispetto dei proclami da “duri e puri” i non-conformi di Casa Montag subito si segnalarono tuttavia per lo spiccato “realismo” della loro azione politica. Nel gennaio del 2003 di fronte alle minacce di sgombero della giunta Veltroni in un articolo su “La Stampa” uno degli esponenti di Casa Montag, Gianmaria Camillacci, dichiarava senza troppi giri di parole: “La destra sociale di An è il nostro riferimento”. A stretto giro giunse così il comunicato di solidarietà di Azione Giovani a firma di Carlo Fidanza, Luca Malcotti, ai tempi consigliere comunale e Presidente di Azione Giovani Roma, e Giovanni Zinni, coordinatore nazionale della mozione più sociale di Azione Giovani, “Gioventù Identitaria”.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">Da Casa Montag a Casa Pound: l’intesa milanese</span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span><span style="font-size: 13px;">La nascita di Casa Montag rappresentò dunque un primo punto di arrivo di quel particolare percorso del neo-fascismo italiano che andava da Sinergie Europee all’Università d’Estate. Ma al duo Adinolfi-Iannone, superato lo “scoglio” Veltroni, e avendone tastato il ventre molle, quel casolare a dieci chilometri da Saxa Rubra non poteva che andare stretto. Forti dell’intesa raggiunta con Alleanza Nazionale, simbolicamente ratificata in occasione del dibattito estivo milanese di cui sopra, alla fine del Dicembre 2003 giunse così l’occupazione di un palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione nel multietnico quartiere romano dell’Esquilino:nasceva Casa Pound.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Benché, come di consueto, anche gli occupanti di Casa Pound si dichiarassero a gran voce distanti dai partiti era sempre Alleanza Nazionale a vigilare sugli affari dell’Area Non Conforme.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> “Antagonisti” sotto il segno di Alleanza Nazionale</span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span><span style="font-size: 13px;">Nel giro di breve tempo col beneplacito di Alemanno e Piso accanto all’ONC (Occupazione Non Conforme) Casa Pound si strutturarono così le OSA (Occupazioni a Scopo Abitativo). Il risultato politico di queste ultime fu a dir poco misero, l’unico risultato raggiunto fu infatti la sistemazione di alcuni neofascisti in alloggi popolari a dispetto delle graduatorie d’assegnazione, grazie alla mediazione del capo gabinetto di Veltroni Luca Odevaine. In compenso ogni tentativo di sgombero o intralcio agli affari di Adinolfi e Iannone veniva puntualmente neutralizzato grazie all’intercessione di Alleanza Nazionale e dei suoi istituzionali con un Veltroni già impegnato ad accreditarsi in tutti gli ambiti politici romani, compreso quello neo-fascista.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Cautelatisi dal rischio sgombero, affari e poltrone diventarono la vera meta dell’Area Non Conforme; dapprima vi fu così l’esperimento pilota delle regionali del Lazio. Casa Pound in quella occasione riuscì a strappare una candidatura a Storace nella sua lista civica, il risultato fu tuttavia fallimentare: il candidato Germano Buccolini non venne eletto, racimolando meno voti del celebre intrattenitore notturno romano Massimo Marino. Lo smacco fu grande, Alleanza Nazionale che tanto aveva investito, non solo politicamente, sull’intera Area Non Conforme si ritrovò all’improvviso con un pugno di mosche tra le mani. A Iannone e all’Area Non Conforme non restò quindi che rivolgersi alla “destra terminale” tanto bistrattata in passato.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
AAA cercasi partito: Fiamma Tricolore<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">La prima porta che trovarono aperta fu quella del vecchio sodale di Adinolfi in Terza Posizione: Roberto Fiore. Il rifiuto di quest’ultimo a candidare Iannone alle elezioni politiche del 2006 determinò la rottura dell’accordo già sottoscritto e pubblicizzato tra Forza Nuova e Casa Pound.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Giocata la carta Alemanno, giocata la carta Fiore, non restò che la carta Romagnoli: la tessera da prendere era dunque quella della Fiamma Tricolore.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Qui tra Puschiavo, dal Veneto Fronte Skinhead, Boccacci, dal Movimento Politico Occidentale, e Castellino, da Base Autonoma, per Iannone e soci si trattò di un ritorno nel fienile: Casa Pound divenne così la sede della federazione romana della Fiamma.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Ma il “Boccia”, questo il soprannome del leader di Casa Pound, era già ambizioso, e così in breve, sotto l’occhio vigile del mentore Adinolfi, pensò già in grande: la segreteria del partito.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3></h3>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">Da corrente ad associazione di promozione sociale: Casa Pound Italia</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Tra il 2006 e il 2008 Iannone strutturò una vera e propria corrente interna alla Fiamma con l’obiettivo di scalare quante più posizioni possibili, fondando persino un’organizzazione studentesca parallela a quella ufficiale, il Blocco Studentesco; giunsero quindi le politiche del 2008 e la candidatura per lui finalmente arrivò nelle liste congiunte de La Destra-Fiamma Tricolore per la Santanchè premier.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Il “geografo”, nomignolo di Romagnoli per via della sua professione, resosi conto dei pericoli per la sua leadership passate le politiche non ci pensò due volte decretando l’espulsione su due piedi di Iannone: maggio 2008. Alcune federazioni, i giovani camerati di Blocco Studentesco, e una parte dell’area “movimentista” di Fiamma scelsero quindi di seguire Iannone nella fondazione dell’associazione di promozione sociale Casa Pound Italia. La nuova svolta venne ampiamente motivata da Adinolfi nel documento “Sorpasso Neuronico”:</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><em><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></em><em><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">[…] “Passare alla Tortuga significa però abbandonare definitivamente una fata morgana:</span></span></span></span></span></span></span></span></em></p>
<p><em><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> quella della costituzione del partito dei fascisti che vada a fascistizzare la società. Questa strada porta in un vicolo cieco e serve solo a puntellare poltrone cadenti, a favorire quelle figure imbarazzanti che facciamo tutti quando intervistano qualcuno che “ci rappresenta”, ci fa puntualmente vergognare di essergli accanto e ci dà, infine, la misura della nostra, straordinaria, geometrica impotenza”. […] pag.26</span></span></span></span></span></span></span></span></em></p>
<p><em><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></em></p>
<p><em><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> […] “Abbandonando i preconcetti e le preclusioni e intraprendendo le relazioni preferenziali su due basi: quelle della qualità degli uomini e quelle dell&#8217;impegno oggettivo. Basta con le etichette e con le colonne dei buoni e dei cattivi! Qui nel Lazio esistono forze militanti di An (oggi PdL) che danno lezioni a molti, a quasi tutti, sia di stile, sia di fedeltà al fascismo in tutte le sue manifestazioni (ivi comprese le inaugurazioni di vie o piazze per Ettore Muti o Alessandro Pavolini); che danno lezioni di milizia, di lealtà, di dedizione, di solidarietà. La lista è lunga; per citarle solo in termini “metapolitici” esse sono il Foro, il Reazionario, 2punto11, Teseo Tesei; e non sono esclusivamente meta politiche.”[…]pag.28</span></span></span></span></span></span></span></span></em></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span></span></span></span></span></span></span></span><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">Iannone e Adinolfi scelsero così di configurare la nascente Casa Pound Italia nel panorama politico italiano non più come un soggetto politico a 360° ma di concentrarsi su pochi e mirati interventi come una vera e propria lobby:</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> [<em>…] “Riguardo alla strategia non faccio che ripetermi. Ritengo che il potere sia stratificato su tre livelli del tutto divaricati e che se ne debba tener conto per: localizzarsi, fare lobby e partecipare alla qualifica delle élites”. […] pag.19</em></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Per ulteriori approfondimenti sul documento “Sorpasso Neuronico” rimandiamo al documento già presente on-line: “Dove va Casa Pound: obiettivi e strategie”.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
LO SDOGANAMENTO DI CASA POUND ITALIA</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> <em>“Con Alemanno possiamo dire che per la prima volta Roma è riuscita davvero a legare la destra radicale con quella istituzionale. Credo davvero che il sindaco sia una sorta di </em></span></span></span></span></span></span></span></span><em><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">aggregatore sociale della destra”.</span></span></span></span></span></span></span></span></em></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Alessandro Cochi</p>
<p>Una comunione d’interessi: l’Area Non Conforme e Alleanza Nazionale<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">Seppur travagliato il legame tra Casa Montag-Area Non Conforme-Casa Pound e Alleanza Nazionale come abbiamo visto non si spezzò mai.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> A dispetto infatti delle dichiarazioni di Iannone e soci contro Fini, per soddisfare la base nostalgica e non dare a intendere le pastette sottobanco, la copertura politica che Alleanza Nazionale garantì negli anni a Casa Pound fu piena e assoluta: tra il 2003 e il 2008 mai una parola fuori posto, nessuna frizione, nessuno scontro.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Da una parte infatti An in quegli anni doveva far digerire la svolta “popolare” e temeva una campagna contro dell’estrema destra in grado di farle perdere la base elettorale missina, dall’altra Casa Pound sapeva bene che l’equilibrio con cui restava a galla, con o senza Fiamma Tricolore, passava dalle grandi intese bipartisan Veltroni-Alemanno e dalla copertura politica di quest’ultimo.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Fu su questa sottile linea di equilibrio, o meglio comunione d’interessi, che si giocò il rapporto tra le due parti in questi sei anni. Il vero salto di qualità arrivò in ogni caso con l’elezione a sindaco di Roma di Gianni Alemanno.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
Alemanno sindaco: potere e controllo</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Travolto il centro-sinistra alle politiche e Rutelli alle comunali per il neofascismo romano con l’elezione a sindaco dell’ex segretario del Fronte della Gioventù si schiusero infatti le porte del</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> paradiso. Alemanno dal canto suo non perse tempo, iniziando a gettare immediatamente le fondamenta per un progetto di amministrazione della città di lungo periodo come dimostrato dalle designazioni strategiche, in accordo con i poteri forti romani, in alcuni gangli vitali dell’amministrazione comunale.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Nel grande disegno di potere e controllo della città di Alemanno non poteva quindi mancare un posticino per i fidi camerati di Casa Pound che, docilmente appollaiati già dalla sera del 28 aprile 2008, bava alla bocca, sull’uscio del Campidoglio attendevano un cenno da parte del nuovopadrone. I termini dell’intesa tra le due parti furono in breve tempo chiari. Casa Pound si impegnava a compattare l’estrema destra romana, partitica e non, ponendola con le buone o con le cattive sotto la sua ala, in cambio riceveva da An una copertura politica non più su scala romana ma su scala nazionale e soprattutto “sotto-governo”, in altre parole cospicui finanziamenti e sedi; nessuno a destra si sarebbe così più permesso di insidiare e attaccare l’amministrazione comunale.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Forza Nuova, formalmente all’opposizione di Alemanno, tra processi e mazzette alla cooperativa di attacchinaggio di Avaro durò nemmeno qualche mese, e a rimanere a bocca asciutta rimase il solo Maurizio Boccacci e la sua Militia che per tutta risposta iniziarono a ricattare sottobanco Alemanno con i famosi striscioni sulla tangenziale romana.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
Lo sdoganamento: dal Campidoglio a Piazza Navona</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Roma, come già accaduto altre volte, si confermava dunque il laboratorio sperimentale dei neofascisti in doppiopetto e non, laddove non arrivava An, di lì a poco confluita nel PdL, arrivava Casa Pound Italia. Bisognava a questo punto accreditarsi col governo Berlusconi per poter capitalizzare ed esportare il modello romano in giro per l’Italia.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> L’autunno 2008 vide così Casa Pound Italia salire alla ribalta mediatica con le mobilitazioni studentesche contro la riforma di scuola e università del ministro Gelmini.<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Per l’infiltrazione e l’annacquamento dei movimenti studenteschi Iannone in tempi non sospetti aveva già pensato ad un’organizzazione ad hoc: il Blocco Studentesco. Del resto i fascisti storicamente servono proprio a dare manforte ai padroni quando si mette male, fu così che di pala in frasca gli aitanti camerati si scoprirono difensori di scuole e università pubbliche, l’obiettivo era presto detto: far arenare il movimento dell’Onda così come richiesto dal governo.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Mimetizzatisi dietro lo slogan, mutuato dallo stadio, “né rossi né neri ma liberi pensieri” i camerati del Blocco tentarono di infiltrarsi tra le maglie delle mobilitazioni studentesche contro i provvedimenti del ministro Gelmini.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> I media non aspettavano ovviamente altro per deviare l’attenzione sul particolare folkloristico di una presunta protesta generazionale che avrebbe unito giovani di destra e di sinistra. Quando l’obiettivo sembrava dunque raggiunto arrivò invece la batosta di piazza Navona, 29 Ottobre, e il gioco finì.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Ma fu proprio nel momento in cui le televisioni rilanciavano le immagini dei “blocchetti” con le mazze tricolori in mano che arrivò il gesto provvidenziale; gli amici del resto si vedono nel momento del bisogno e così a mettere le pezze e a difendere i malconci camerati arrivarono prima gli uomini più stretti di Alemanno nel consiglio comunale romano: Luca Gramazio, Ugo Cassone e Alessandro Cochi; poi il sottosegretario alla Difesa Nitto Palma per conto del governo. Casa Pound Italia aveva finalmente l’ultima copertura che le mancava per sdoganarsi definitivamente: quella del governo Berlusconi. I padroni tanto inseguiti da Adinolfi e Iannone erano finalmente arrivati.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
L’accordo Casa Pound Italia – Popolo delle Libertà</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Nonostante il mancato raggiungimento dell’obiettivo studentesco da più parti nel PdL si iniziò a ragionare sull’utilità di un soggetto come Casa Pound Italia.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> L’opera di omegeneizzazione e “pacificazione” dell’estrema destra a questo punto però andava portata avanti su scala nazionale, Casa Pound Italia nelle intenzioni del PdL sarebbe quindi diventato il contenitore in cui assorbire e attutire tutte le tensioni dell’estrema destra italiana: un soggetto di mediazione e conciliazione politica su un versante e un ariete reazionario nei luoghi del conflitto classico, scuola, università e luoghi di lavoro se possibile, dall’altro.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Se simbolicamente l’investitura del governo arrivò attraverso due dibattiti organizzati a Casa Pound, al primo nell’aprile 2009 partecipò il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi mentre al secondo nel settembre 2009 partecipò il senatore mafioso PdL e braccio destro del premier MarcelloDell’Utri, a garantire il supporto politico-logistico all’operazione ci pensò come semprel’organizzazione territoriale della fu destra sociale di Alleanza Nazionale riconducibile nel PdL all’area “Circoli Nuova Italia” con la relativa fondazione.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Da quel momento in poi infatti ogni azione compiuta dai gruppetti locali di Casa Pound Italia nelle più sperdute città o paesini godette del pieno e sistematico sostegno del PdL attraverso, nella stragrande maggioranza dei casi, esponenti un tempo riconducibili alle correnti sociali di AlleanzaNazionale.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Le azioni dimostrative, le aggressioni, i dibattiti e in definitiva tutti tipi i di iniziative di CPI furono così sempre accompagnate dal pieno e incondizionato sostegno del Popolo delle Libertà. Gli esempi in questo senso sono nell’ordine delle decine. Ogni nucleo di CPI che si venne quindi a costituire aveva già il referente istituzionale del PdL pronto a sostenerlo e introdurlo nell’amministrazione di riferimento per ricevere patrocini e finanziamenti.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Fu attraverso questa scientifica opera di “entrismo” che già con le elezioni amministrative del 2008 e del 2009 CPI iniziò ad eleggere propri rappresentanti istituzionali all’interno delle liste PdL, nei restanti casi si accontentò della fetta di finanziamenti e sedi che comunque arrivava. A tal scopo furono infatti costituite decine di associazioni fantoccio attraverso cui farsi regolarmente assegnare le sedi e partecipare ai bandi di comuni, province e regioni, raccogliendo quindi la fetta di finanziamenti pattuita col PdL.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> A garantire il successo di questa operazione di sdoganamento nei territori contribuì indubbiamente la dabbenaggine del Partito Democratico, così democratico da partecipare a dibattiti, incontri, e presentazioni di libri con fascisti arcinoti. Il leit-motiv di CPI era molto semplice: promuovere dibattiti, invitare esponenti di Pd e PdL e stringere relazioni con l’obiettivo quindi di presentarsi a giornali e opinione pubblica come sinceri democratici.<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
GLI OBIETTIVI DI CASA POUND ITALIA PER IL 2010</p>
<p>Elezioni regionali e amministrative</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Tempo di elezioni, tempo di poltrone. Le regionali della primavera 2010 stuzzicano l’appetito dei camerati, messi da parte coltelli e bastoni, tolti i guantini indossano il doppio-petto.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> La geometria dell’impegno di CPI per questa tornata elettiva, da quello che si è potuto intuire, sarà molto variabile. Il numero di preferenze che CPI è in grado di spostare è ancora troppo basso per competere con una “macchina” elettorale come quella del PdL, nuovi fiaschi come quello di Buccolini vanno assolutamente evitati, confluire peraltro su un candidato indicato dalla corrente di Alemanno conviene perché, non potendo contare esattamente le preferenze spostate, consente di sovradimensionarsi per le trattative future.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Nel Lazio l’indicazione è stata quindi per Malcotti, padrino del battesimo di Casa Montag, e Palozzi. In altre regioni si sta invece tentando il colpaccio con la candidatura diretta, o addirittura</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> nel listino bloccato. Sulla strumentalità delle iniziative politiche di CPI torneremo più avanti, salvo segnalare nuovamente lo spiccato realismo con cui sono condotte queste trattative, riassumibili nel brocardo romano: “basta che se magna”.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Fiuto per gli affari e sottrazione di denaro sono del resto state le prerogative dello stesso Adinolfi, la cui nomea di ladro e traditore, per essere scappato negli anni settanta in Francia col “tesoro” di Terza Posizione, ancora oggi lo perseguita negli ambienti neofascisti; ed è proprio Adinolfi quindi a dare il via libera a questo genere di operazioni politiche nel già citato documento “Sorpasso Neuronico”:</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<address><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span></span></span></span></span></span></span></span><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">[…] E in ogni caso, se proprio non se ne potesse fare a meno d&#8217;inseguire questa cantilena, i numeri e le esperienze parlano chiaro: si portano a casa più risultati nelle liste civiche o con candidature indipendenti che non ingessandosi in liste che dovrebbero rappresentarci e che poi, non si sa com&#8217;è, tra nullità e farabutti, sono sempre zeppe di personaggi impresentabili e, soprattutto, non hanno niente da dire. […] pag.12</span></span></span></span></span></span></span></span></address>
<address><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></address>
<address><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> […] Questo significa che è meglio il PdL della destra estrema? Politicamente sì se si tengono in conto le dirigenze, le prospettive e persino i programmi […] pag.29</span></span></span></span></span></span></span></span></address>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Per le amministrative il ragionamento invece è leggermente diverso. Laddove i nuclei di CPI sono deboli si cerca l’accordo col PdL, magari in liste civiche e nascondendo accuratamente il simbolo di CPI per evitare inutili polemiche; laddove i nuclei sono più forti ci sono due opzioni: se è verosimile che la coalizione vinca accordo col PdL a tutti i costi, se c’è il rischio che il PdL perda si opta per liste uniche di CPI o in compagnia delle altre formazioni di estrema destra.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
Elezioni universitarie</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> La mossa successiva, solo per questioni temporali, riguarda invece le università. Il disegno governativo di destrutturazione e indebolimento della formazione universitaria richiede infatti una normalizzazione del quadro politico degli atenei. Le organizzazioni a ciò deputate del PdL tuttavia laddove sono riuscite a ritagliarsi uno spazio di agibilità stentano in questa delicata opera. A fungere d’ariete si presta dunque ancora una volta CPI col suo Blocco Studentesco. I risultati delle elezioni universitarie a cui fin qui BS ha partecipato sono stati assolutamente fallimentari, Torino e Tor Vergata, cionondimeno è indispensabile per i camerati riuscire a ritagliarsi una vetrina accademica per dare lustro alle manovrine politico-culturali che da qualche tempo portano avanti e assolvere agli impegni presi col PdL.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Gli atenei chiamati alle urne col 2010 per il rinnovo degli organismi di rappresentanza universitaria in cui sono presenti nuclei del BS sono quindi tre: Parma, Roma Tre e Verona.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Se nel primo e nel terzo caso i nuclei di camerati a cui si fa riferimento sono tutto sommato modesti, diverso è il caso dell’ateneo di Roma Tre. Questo ateneo da qualche tempo infatti è il laboratorio della destra di governo e di quella radicale; i quadri politici delle principali organizzazioni studentesche di destra vengono infatti sistematicamente indirizzati su questo ateneo per essere inquadrati nelle formazioni presenti. Il numero di fascisti presenti a Roma Tre risulta quindi sproporzionato con la media degli altri atenei romani e non. La copertura politica, come di consueto, viene garantita dalle componenti sociali, e non, di Azione Universitaria, Foro ‘753 in primis.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> In questo quadro molto fertile si viene ad inserire il Blocco che in questo ateneo ha fatto iscrivere non a caso i protagonisti delle aggressioni di Piazza Navona e un buon numero di fascistelli della dei quartieri bene della capitale; l’investimento politico e militante su quest’ateneo nell’ultimo anno e mezzo è stato quindi notevole, soprattutto se comparato con i restanti atenei in cui BS è presente. Le elezioni del prossimo maggio rappresentano quindi un importantissimo tornante per CPI e BS: riuscire a sfondare a Roma Tre significa infatti, da una parte creare il “precedente” a cui potersi appellare in futuro, anche in altre sedi, per avere garantita una legittimità istituzionale dagli organi accademici e dall’altra orientare a destra l’ateneo per renderlo una vetrina politico-culturale per le destre che vi operano, un disegno non a caso già perseguito da qualche tempo dal sindaco Alemanno e dalle relative correnti di riferimento.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
COME FUNZIONA CASA POUND ITALIA</p>
<p>L’organizzazione interna</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Casa Pound Italia ha una strutturazione molto leggera e snella: il principio gerarchico come in tutte le formazioni neofasciste è assoluto.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Accanto al vertice romano, composto da un numero molto ristretto di elementi, vi è una seconda strutturazione su scala regionale incaricata di coordinare e verificare l’esecuzioni delle direttive del vertice nei singoli territori.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> A questo scopo accanto al forum Vivamafarka sono stati attrezzati, sotto mentite spoglie, alcuni forum in “insospettabili” siti internet ove vengono smistate le direttive e i restanti dati sensibili omessi nei post pubblici. Così per esempio per le azioni da svolgere in contemporanea su tutti i territori, qualche giorno prima il vertice nazionale fornisce ai regionali i modelli prestampati del materiale di propaganda e i comunicati in cui vanno inserite le specifiche dei vari responsabili e i nomi delle città, indicando infine la tempistica precisa.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Di tanto in tanto, infine, sempre a Roma si svolgono incontri su tematiche specifiche a cui i regionali sono tenuti ad inviare i quadri o i militanti più indicati per il determinato ambito in discussione, sabato 14 Novembre 2009 ad esempio se ne è svolto uno.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
Uso dei media</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Funzionale al disegno politico è anche il profilo pseudo culturale di CPI, l’obiettivo in questo senso è richiamare a tutti i costi l’attenzione dei giornali e delle agenzie di stampa. Ben vengano quindi repubblichini, mafiosi e personaggi dell’avanspettacolo, purché Libero, il Secolo d’Italia o il Mattino abbiano come riempire una colonna. Per riuscire in questa operazione occorre però un discreto numero di utili idioti che si prestino al gioco di fare la parte degli esponenti di sinistra e qui subentra di solito il Pd; altro terreno fertile è sempre quello dell’associazionismo attraverso cui si cerca quindi di assumere un profilo sociale.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> La parola d’ordine è quindi trasversalità in modo da veicolare in primis negli ambienti borghesi moderati una percezione di Casa Pound plurale e democratica, al resto ci pensano poi i giornali e le agenzie di stampa compiacenti pronte a presentare i soliti fascisti come un fenomeno culturale quasi folkloristico ma assolutamente integrato nel tessuto delle relazioni politiche civili; in questo scenario si inseriscano quindi le marchette a Craxi o Dell’Utri.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<h3><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"><br />
I brand CPI</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></h3>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Per riuscire nei suoi intenti CPI tenta in ogni caso di ammantare lo spiccato profilo squadrista attraverso pochi e sconclusionati cavalli di battaglia politici, per i quali ha predisposto materiale informativo e istruito alcuni oratori per le assemblee in giro per l’Italia. Le iniziative forti dunque sono più o meno sempre le stesse.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Pochi se ne ricordano ormai l’esistenza ma in principio CPI cercò di caratterizzarsi attraverso il cosiddetto Mutuo Sociale, la “rivoluzionaria” proposta per risolvere l’annoso problema dell’emergenza abitativa; raggiunto l’accordo col PdL e coi palazzinari della “rivoluzionaria”proposta non c’è più traccia, magari riapparirà in tempi di vacche magre.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Tempo di Essere Madri è invece la proposta con cui Iannone cerca di sistemare sua moglie Maria Bambina Crognale. Nonostante l’intercessione del padre di Iannone, dirigente alla RAI, il posto a Televideo che le era stato trovato non è più stato confermato motivo per cui il Boccia, che pensa sempre in grande, ha elaborato una proposta su misura per dare un lavoro e uno stipendio a sua moglie.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> Altro tema caldo sono le Foibe su cui l’investimento militante di CPI negli ultimi mesi è stato davvero ingente, il vento revisionista che spira del resto li fa ben sperare.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> In ambito internazionale infine gli ultimi due brand da citare sono il Tibet, il cui associazionismo di riferimento è una vera propria risorsa economica e i Karen, un popolo birmano in guerra contro il proprio governo per cui CPI si adopera attraverso la Onlus “Comunità Solidarista Popoli” del mercenario veronese Franco Nerozzi.</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;"> __________________________________________________<br />
Questo documento è dedicato alla memoria del compagno Valerio Verbano</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span><span><span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 13px;">da <a href="http://roma.indymedia.org/node/17308" target="_blank">Indymedia Roma</a><br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></p>
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		<title>Lasciate che i pargoli (cristiani) vengano a me!</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 21:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti e Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Goito, 20 km a nord di Mantova una giunta di centrodestra con sindaco Udc decide di mettere una barriera ideologica alle iscrizioni all’asilo comunale; il sindaco Marchetti infatti, in combutta con gli alleati padani, ha approvato il nuovo regolamento della scuola che prevede di limitarevl’iscrizione ai soli bambini provenienti da famiglie che si rifanno all’ispirazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre><img class="alignleft size-medium wp-image-15111" title="nuns_with_guns_big" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/nuns_with_guns_big-300x200.jpg" alt="nuns_with_guns_big" width="300" height="200" /></pre>
<p>Goito, 20 km a nord di Mantova una giunta di centrodestra con sindaco Udc decide di mettere una barriera ideologica alle iscrizioni all’asilo comunale; il sindaco Marchetti infatti, in combutta con gli alleati padani, ha approvato il nuovo regolamento della scuola che prevede di limitarevl’iscrizione ai soli bambini provenienti da famiglie che si rifanno all’ispirazione cristiana della vita”. Il regolamento, all&#8217;articolo 1, pone come condizione discriminante per iscrivere il figlio all&#8217;asilo l&#8217;accettazione di una sorta di preambolo religioso. Ovviamente i musulmani, gli ebrei, i testimoni di Geova. induisti, atei e agnostici sono quindi &#8220;esclusi&#8221; dalla possibilità di fruire del servizio. Resta da stabilire se nell&#8217;ispirazione cristiana siano comprese le coppie divorziate o le donne single che non rispecchiano la sacra famiglia evangelica.<br />
Non si tratta uno scherzo tardivo di carnevale ma l’ennesima buffonata proposta da forze integraliste pronte a rilasciare regalìe a curie e parrocchie.  Il sindaco ha anche provato a spiegare che: “pur essendo l&#8217;asilo pubblico, da sempre viene gestito secondo criteri che si ispirano al cristianesimo” tutto questo giro di parole per spiegare che è un asilo comunale da anni in mano alle suore e che dall’anno scorso è<br />
“convenzionato” con la curia di Mantova: un ottimo modo per avere un asilo privato di impronta cattolica pagato coi soldi dei cittadini indipendentemente dalla confessione religiosa.<br />
Il partito dello scudo crociato e quello dei riti pagani del dio Po fanno quindi passi avanti rispetto al governo nazionale: se la Gelmini nella riforma dei tagli alla scuola vorrebbe il tetto del 30% di stranieri, a<br />
Goito hanno escogitato un modo per saltare il problema senza colpo ferire; allo stesso modo se è vero che gli immigrati non conoscono la costituzione e per questo non possono essere italiani(Maroni dixit) in comune non sanno nemmeno che nella costituzione è sancita la laicità dello stato.<br />
Una laicità quotidianamente vilipesa che in politica si riduce ad una caccia spasmodica al voto cattolico: se il Pd dove governa elargisce fondi alle scuole cattoliche(vedi ad esempio il comune di Mantova)tagliando sulle<br />
pubbliche, il centrodestra ha gioco facile nell’andare oltre e inserire “preamboli religiosi” nel regolamento di una scuola.<br />
Ci si può appellare all’Anci come si può fare ricorso a pressioni istituzionali perché si risolva istituzionalmente questo delirio ma prima, molto prima, bisogna rimettere il concetto stesso di laicità ai primi posti<br />
nelle nostre vite (politiche e non) per creare un argine a queste situazioni limite che rischiano di farci annegare in un brodo di cultura integralista dove si parla di “difesa della vita” dai pulpiti e dai salotti<br />
politici televisivi, si agita il crocefisso strumentalizzandolo per costruire una identità nazionale razzista e si mettono all’indice le scelte che non rientrano nella sfera della famiglia eterosessuale cattolica.</p>
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		<title>Le botte e la resistenza in Val di Susa</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 20:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologismo e ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[no tav]]></category>
		<category><![CDATA[val di susa]]></category>

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		<description><![CDATA[La polizia manganella furiosamente e spedisce un ragazzo e una signora all'ospedale. Ma la mobilitazione non si ferma. «Pensano di piegarci ma noi andiamo avanti». Oggi conferenza stampa e domani fiaccolata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/inc17yakX_20100217.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6681" title="No tav 17 febbraio" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/inc17yakX_20100217-300x192.jpg" alt="No tav 17 febbraio" width="300" height="192" /></a>Il Governo vuole risolvere la questione Torino-Lione a suon di manganellate. Il cambio di registro si è visto ieri notte quando le forze dell&#8217;ordine hanno caricato a freddo. Già il giorno prima, a Coldimosso, i no Tav avevano contestato il posizionamento di una nuova trivella. Ma nel tardo pomeriggio del 17 Febbraio, dai presidi di S.Antonino e Susa sono partite decine di manifestanti verso Coldimosso, tra Bussoleno e Susa, dove sono all&#8217;opera le ruspe per il sondaggio S72.<br />
Come già visto per il posizionamento delle altre trivelle, lo spiegamento di forze dell&#8217;ordine è imponente. I No Tav riescono ad aggirare il blocco sulla statale passando per le vie dei boschi, arrivando così in pochi minuti a 10 metri dal cantiere. Dopo qualche slogan e il lancio di qualche palla di neve, il vicequestore Spartaco Mortola, tristemente noto per i fatti del G8 di Genova, ordina ai suoi uomini di caricare. La determinazione dei manifestanti mantiene il presidio davanti al cantiere.<br />
Intanto, le forze dell&#8217;ordine chiudono completamente la SS24 e l’autostrada con più blocchi per impedire ad altri manifestanti di raggiungere il luogo della trivella. Le cariche si fanno man mano più pesanti con veri e propri inseguimenti. Due sono i feriti gravi trasportati all&#8217;ospedale le Molinette: un corrispondente di RadioBlackOut, in prognosi riservata, e una signora che forse rischia di essere operata, per un forte colpo al basso ventre. Nella conferenza stampa di stamattina, 18 Febbraio, i No Tav hanno dichiarato: ”Ciò che è successo si commenta da solo. Questo è un Governo che non cerca affatto il dialogo con le istituzioni locali ma impone con la forza le proprie decisioni!”. “Il Governo comincia ad essere particolarmente nervoso.” &#8211; spiega Lele dei No Tav &#8211; “Pensavano di prendere per stanchezza il movimento, invece in Val di Susa la resistenza prosegue e per ogni trivella posizionata continua la mobilitazione popolare. Ad oggi su 91 sondaggi, solo 13 sono iniziati. Lo ribadiamo, sono solo sondaggi mediatici”. Fu il Governo a dichiarare che i &#8220;sondaggi saranno fatti di giorno con il consenso della popolazione&#8221;. Tutto il contrario.<br />
La mobilitazione in Valle dunque prosegue, per domani è indetta una fiaccolata alle ore 18:00 da Coldimosso fino a Bussoleno. Come dicevano le manifestazioni NoTav: &#8220;Sarà Dura&#8221;. Lo sarà soprattuto per chi vuole chiudere la partita Torino-Lione come se fosse un problema di ordine pubblico.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XiPaHWhu6YM&amp;feature=player_embedded">guarda il video&#8211;&gt;NoTav: la polizia carica selvaggiamente</a></p>
<p>da <a href="http://ilmegafonoquotidiano.it/news/le-botte-e-la-resistenza-val-di-susa">ilmegafonoquotidiano.it</a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XiPaHWhu6YM&amp;feature=player_embedded"> </a></p>
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		<title>8 mesi di carcere per aver scritto contro la polizia a Genova</title>
		<link>http://www.articolozero.org/2010/02/8-mesi-di-carcere-per-aver-scritto-contro-la-polizia-a-genova/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[cecchino antonini]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[genova 2001]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[E' quanto ha inflitto il tribunale al compagno Checchino Antonini e al suo direttore di Liberazione dell'epoca, Piero Sansonetti, per un articolo del 2005 che criticava le promozioni "facili" dopo il vertice G8. Denuncia anche per "Scuola Diaz, vergogna di Stato"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/spataroxchecchino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6591" title="spataroxchecchino" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/spataroxchecchino-300x300.jpg" alt="spataroxchecchino" width="300" height="300" /></a>Sentenza choc del tribunale di Roma: otto mesi di reclusione sono stati  comminati martedì scorso, in primo grado al giornalista di Liberazione, e  tra i fondatori di Megafonoquotidiano, Checchino Antonini oltre che a  Piero Sansonetti, all’epoca dei fatti direttore di Liberazione, per un  articolo del 16 settembre 2005 con la cronaca di una forte polemica  politica tra alcuni sindacati di polizia e Gigi Malabarba. allora  capogruppo di Rifondazione a Palazzo Madama. Il giorno prima &#8211; con  un’interrogazione firmata con diversi altri colleghi e successivamente  con un botta e risposta con un sottosegretario &#8211; Malabarba aveva  criticato in maniera ferma i criteri discrezionali, nella valutazione  degli operatori della polizia ai fini dell’avanzamento di carriera.  L’occasione erano stati gli ottimi voti – con riferimento al 2001 &#8211;  ricevuti da due funzionari coinvolti nelle inchieste sulle violenze e  gli abusi commessi nei giorni del G8 2001. Malabarba s’era detto  convinto che, grazie a un «uso strumentale» di quei meccanismi  discrezionali di avanzamento e prepensionamento (stigmatizzati anche dal  magistrato amministrativo), l’allora capo della polizia, capo della  commissione di valutazione &#8211; fosse riuscito a selezionare dei dirigenti  fidati e ad espellere i quadri «scomodi» con un  «sistema ingiusto e  vessatorio».<br />
L’indomani le agenzie riportarono alcune violente dichiarazioni di  diversi segretari sindacali del personale di ps e Liberazione ne diede  conto. Uno di loro, Giuseppe Tiani, leader nazionale del Siap, s’è  sentito diffamato poiché l’articolo ricordava la sua parentela con il  segretario provinciale della medesima sigla, all’epoca inquisito per  favoreggiamento di personaggi legati all’estrema destra barese e per  rivelazione di segreto d’ufficio. Solo il 22 gennaio di quest’anno  costui sarebbe stato assolto dalla prima accusa e condannato a 9 mesi  per violazione del segreto di ufficio, pena peraltro sospesa.<br />
La sentenza contro Antonini e Sansonetti è un fatto davvero grave. Otto  mesi di carcere a un giornalista che non ha diffamato nessuno ma ha solo  messo il naso dentro la gestione del G8 2001, costituiscono  un&#8217;enormità. Quanto si dovrebbe dare a Feltri per i suoi articoli su  Boffo? Il caso, tra l&#8217;altro, non è isolato. Checchino Antonini, insieme a  Francesco Barilli e all&#8217;avvocato genovese Dario Rossi, autori del  libro, edito da Alegre, &#8220;Scuola Diaz, vergogna di Stato&#8221; sono stati  denunciati dal questore Fournier per aver definito &#8220;vergognosa&#8221; la sua  promozione dopo i fatti genovesi. I fatti parlano chiaro: non si sta  procedendo contro una stampa, o un&#8217;editoria, che calunnia o diffama ma  semplicemente contro il tentativo di ricostruire quella stagione, di  seguire passo passo gli eventi che coinvolgono istituzioni importanti e  che continuano ad avere ricadute politiche e, purtroppo, giudiziarie.<br />
Checchino Antonini è un nostro redattore e un nostro compagno. E quindi  sosterremo la sua difesa e la battaglia contro le false accuse e  l&#8217;ingiusta condanna che gli vengono mosse. Nei prossimi giorni ci sarà  una conferenza stampa ma crediamo che fin da subito sia utile e  importante inviare la propria solidarietà a Checchino, la propria  indignazione per questo ennesimo &#8220;avvertimento&#8221; e ribadire che Genova  2001 non la vogliamo dimenticare, né riporre in un archivio giudiziario.</p>
<p>da <a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/8-mesi-di-carcere-aver-scritto-contro-la-polizia-genova" target="_blank">ilmegafonoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Il Giorno del Ricordo, ricordiamo tutto!</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 10:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra e pace]]></category>
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		<category><![CDATA[revisionismo storico]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava&#8230;non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell&#8217;Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani&#8221;. 
 Benito Mussolini, 1920
Queste le parole del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-6391" title="mussolini" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/mussolini-300x245.jpg" alt="mussolini" width="300" height="245" />&#8220;Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava&#8230;non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell&#8217;Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani&#8221;. </em></p>
<p><em> Benito Mussolini, 1920</em></p>
<p>Queste le parole del capo del fascismo che diedero il via all&#8217;italianizzazione forzata nel territorio istriano. Già nei primi anni ‘20 gli squadristi avevano mano libera( e solidi appoggi politico-mediatici-repressivi) nelle loro incursioni violente ai danni della popolazione slava; partì poi nel ‘22 la campagna di italianizzazione vera e propria: divieto di parlare in sloveno, chiusura di scuole &#8220;non italianizzate”, devastazioni di sedi associative modifiche radicali alla toponomastica e anche i ai nomi/cognomi delle persone.Di quell’epoca ci rimane inoltre  una filastrocca in voga tra gli squadristi come testimonianza delle loro “attività ricreative” (testo dialettale e traduzione italiana a fronte) che diceva: <em>A Pola xe l&#8217;Arena / la Foiba xe a Pisin : / che i buta zo in quel fondo / chi ga certo morbin </em>. (A Pola c&#8217;è l&#8217;Arena, / a Pisino c&#8217;è la Foiba : / in quell&#8217;abisso vien gettato / chi ha certi pruriti). L&#8217;azione del governo fascista, volte a difendere la “razza italica” ( quindi molto prima delle infami leggi razziali) annullò l&#8217;autonomia culturale e linguistica delle popolazioni slave ed esasperò i sentimenti di inimicizia nei confronti dell&#8217;Italia.</p>
<p>Una situazione destinata a peggiorare con la brutale occupazione del &#8216;41: insieme ai nazisti, l’Italia fascista occupò Dalmazia, Slovenia e Croazia, imponendo a quest&#8217;ultima la crudele dittatura degli Ustascia del nazionalista Ante Pavelic. Seguirono stupri, massacri, bombardamenti e deportazioni di massa specialmente a danno di serbi e altre minoranze; deportazioni di cui gli italiani furono parte attiva con la creazione dei campi di concentramento della Risiera di S. Sabba, a Trieste o di Gonars a Udine. Alla fine della guerra la Jugoslavia conterà circa un milione di vittime di cui 300.000 direttamente attribuibili alle truppe d’occupazione italiane.</p>
<p>Dopo l’8 settembre &#8216;43 e fino al &#8216;45 con le sorti della guerra rovesciate(ma con un aumento della crudeltà delle SS e dei Repubblichini) e con il fascismo in rotta, le popolazioni slave oppresse dalla dittatura e dall’occupazione militare ebbero modo, in un coacervo di motivazioni etniche, nazionali e ideologiche di fare vendetta. L’esercito popolare della nascente jugoslavia e bande di “irregolari” intensificarono la lotta contro i simboli della dittatura: contro gerarchi del fascismo, camicie nere e talvolta semplici civili vi furono centinaia di fucilazioni e una serie di infoibamenti il cui numero, a fini propagandistici, aumenta di anno in anno nei fogli di calcolo della destra più o meno neofascista.</p>
<p>Altro capitolo è quello dell&#8217;occupazione titina di Trieste e della Venezia Giulia. Dopo il crollo della Germania nazista (che si era annessa tutto il Nord-Est italiano strappandolo all&#8217;alleato fantoccio della Repubblica di Salò), le formazioni jugoslave si proiettarono, infatti, verso le coste adriatiche. Durante i quaranta giorni di occupazione militare si scatenò una violenta epurazione degli italiani(che all’epoca era sinonimo di fascisti). Il numero delle vittime di questo periodo di occupazione slava, come hanno potuto accertare diverse ricerche, fu di circa quattro-cinquemila: cifra che comprende gli &#8216;infoibati&#8217;. Quanto a questi ultimi, il numero dei corpi estratti dalle caverne è inferiore ai mille. Dopo la fine del conflitto bellico, nessun italiano criminale di guerra è stato processato.</p>
<p>Parliamo di realtà storica, ampiamente testimoniata e documentata anche se indigeribile per alcuni che vorrebbero ridurre il fenomeno delle foibe all’<em>”odio slavocomunista contro chi aveva la colpa di essere italiano”</em>; gli italiani che, a dispetto della storia, sono sempre<strong> brava gente</strong>. Dunque, chiunque decida di prendere in considerazione la questione delle foibe deve tener conto di questo contesto: e non per negarle o per ridurne l&#8217;importanza, ma per comprenderle.  È giusto che si sappia cosa sono state le foibe, il prima, il dopo e soprattutto cosa non sono state.</p>
<p><strong>Contro un  ricordo “smemorato”, noi ricordiamo tutto: abbiamo una buona memoria.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>La Pantera. Vent&#8217;anni dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 10:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Università]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti studenteschi]]></category>
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Presentato alla facoltà di Psicologia di Roma il libro &#8220;Gli studenti della Pantera&#8221;. Un dibattito-convegno che ha permesso ai protagonisti di allora, e agli studenti di oggi, di ridiscutere genesi e fine di un movimento di massa che contestò in radice la privatizzazione dell&#8217;università










Checchino Antonini


Perchè rivangare la memoria della Pantera, il movimento che occupò dalla [...]]]></description>
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<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6351" title="panterasiamo" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/02/panterasiamo-300x207.jpg" alt="panterasiamo" width="300" height="207" />Presentato alla facoltà di Psicologia di Roma il libro &#8220;Gli studenti della Pantera&#8221;. Un dibattito-convegno che ha permesso ai protagonisti di allora, e agli studenti di oggi, di ridiscutere genesi e fine di un movimento di massa che contestò in radice la privatizzazione dell&#8217;università</div>
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<div>Checchino Antonini</div>
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<p>Perchè rivangare la memoria della Pantera, il movimento che occupò dalla fine dell’autunno dell’89 fino a maggio del ’90, 140 facoltà in tutta Italia e un’altra settantina le mise in agitazione? «Perché avevamo ragione e ce l’abbiamo ancora, sul diritto allo studio, contro le privatizzazioni. Avevamo ragione a dire che il crollo del Muro non era la fine della storia, a farci promotori di un’altra idea di democrazia», risponde Nando Simeone, occupante di Psicologia, vent’anni fa, alla Sapienza di Roma, e autore di “Gli studenti della Pantera” per la casa editrice Alegre. Veniva dall’85, Simeone, dalla scossa di mobilitazioni studentesche, soprattutto di studenti medi, contro una finanziaria di Craxi che tagliava selvaggiamente sul diritto allo studio. Sembra quasi che, cinque anni dopo, quando quella generazione si sarebbe riversata tutte negli atenei, sia riscoccata la scintilla. Ecco il punto: perché e quando si incendia una prateria? E perché quel movimento &#8211; così lungo e persistente che ci sono voluti diciannove anni perché gli universitari in lotta si dessero un nome diverso &#8211; sia stato rimosso, non abbia mai trovato una propria narrazione? Estremamente attuale, il libro di Nando Simeone &#8211; che poi sarebbe diventato un dirigente di Dp, prima, e di Rifondazione poi fino a uscirne con Sinistra critica &#8211; colma un vuoto che, non fosse per un paio di instant book dell’epoca, era abissale.<br />
Il debutto in società del volume è avvenuto venerdì scorso, il 29 gennaio, in un’aula piena della facoltà di Psicologia, non lontano dai segni lasciati dalla Pantera nel cortile e nelle aulette ancora abitate dai collettivi. Più che una presentazione canonica s’è trattato di un convegno, un’assemblea aperta, con interventi che s’alternavano ai documenti video (dei registi Leonardo Celi e Daniela Ughetta) in una dimensione attenta a intrecciare memoria e attualità, non a caso l’attuale collettivo di Psicologia ha preparato uno degli interventi centrali sulle affinità e le divergenze tra Onda e Pantera; e ha gestito la logistica e l’accoglienza dell’evento. E’ stato ricordato da più di una voce che fu un movimento capace di riappropriarsi di luoghi e di risorse negate (si pensi ai fax o alle fotocopiatrici ma, in generale, agli immensi spazi delle cittadelle universitarie anche allora gestiti in maniera privatistica dai “baroni”), di innovazione di pratiche politiche e comunicative. La vicenda del logo, raccontata da Fabio Ferri, grafico pubblicitario da sempre interno ai movimenti, è emblematica di quel percorso che, sebbene finì drammaticamente dopo 48 ore di presidio ininterrotto sotto Montecitorio che non riuscì a bloccare il varo della riforma Ruberti, diede inizio a una resistenza di lunga durata che per vent’anni ha inceppato la macchina bipartisan della privatizzazione e rallentato la mutazione genetica dell’università. Non solo, quella generazione &#8211; che stentò a trovare alleati mentre occupava le università &#8211; si riversò senza tornare a casa innovando la forma centro sociale, fornendo linfa alla nascente Rifondazione, per ritrovarsi nelle ondate no global e no war di dieci anni dopo. «Bella, sensuale, inafferrabile, combattiva», dirà Ferri, la Pantera fu in grado di usare i media e non esserne stritolata (cosa che forse il movimento no global non sarebbe riuscito a fare). Fu capace di «autonomia culturale», ha sintetizzato Tano D’Amico, fotografo e straordinario narratore, e da essa si sprigionarono «piste in controtendenza (il teatro di strada, le occupazione neoruraliste, il lavoro tra i migranti, ndr)», ha aggiunto Roberto De Angelis, docente allora come oggi, che si domandò come mai un movimento di tale portata scoppiasse per una riforma che pochi conoscevano e che sembrava di là da venire: «I movimenti sembrano scosse telluriche, nascono dall’effetto di accumulazione», è la risposta che a offerto all’uditorio. Un’altra domanda ha viaggiato lungo i vari interventi: se fosse un movimento riformatore (come sostenuto da Daniela Volpini, allora occupante con la Fgci, oggi docente a Psicologia) o piuttosto controculturale e di radicale critica sociale. Il libro di Nando Simeone serve anche a cercare questa risposta: «Fu un movimento anticapitalista in maniera istintiva &#8211; ha detto l’autore &#8211; cos’altro può significare il tentivo di sottrarre il sapere al mercato?».</p>
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