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		<title>la città del cambiamento: ronde e cemento</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 17:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi una ventina di studenti e precari dello spazio sociale La Boje hanno appeso striscioni ai cancelli della ex-Comated in Via Daino a Mantova, dove di recente sono stati arrestati prima un disoccupato suzzarese e, pochi giorni dopo, un senzatetto romeno; entrambi avevano trovato rifugio nella ex fabbrica dismessa da anni a Fiera Catena. Su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16904" title="comated" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/07/comated-300x160.jpg" alt="comated" width="300" height="160" />Oggi una ventina di studenti e precari dello spazio sociale La Boje hanno appeso striscioni ai cancelli della ex-Comated in Via Daino a Mantova, dove di recente sono stati arrestati prima un disoccupato suzzarese e, pochi giorni dopo, un senzatetto romeno; entrambi avevano trovato rifugio nella ex fabbrica dismessa da anni a Fiera Catena. Su uno degli striscioni è stato scritto: <em>&#8220;casa per tutti / ordinanze per nessuno&#8221;</em> ; questo perchè’ è impossibile non vedere il nesso tra la stretta repressiva del comune verso chi cerca un rifugio e la ripresa delle cementificiazioni.<br />
Ecco la città della Lega Nord, sempre più &#8216;partito guida&#8217; dove presente in coalizioni, tanto a livello nazionale quanto locale. Questo in una città in cui riprendono le peggiori speculazioni e giri di poltrone di <a href="http://ricerca.gelocal.it/gazzettadimantova/archivio/gazzettadimantova/2010/07/16/NC2PO_NC205.html">transfughi del Pd</a> aggiungendo una narrazione thriller a descrivere la situazione sicurezza. La Lega infatti, non sapendo parlare di una crisi di cui è complice, ha snocciolato in 3 mesi una decina di emergenze. Ora si capisce cosa intendevano quando in campagna elettorale affermavano di voler risvegliare la città più tranquilla d’Italia: affrontare ogni problematica come fosse un&#8217; emergenza e controllare il tutto con ordinanze di ferro.</p>
<p>Il partito dei <span style="color: #008000;">&#8216;padroni a casa nostra&#8217;</span>, dopo 20 anni al governo di amministrazioni locali del settentrione e dopo un sostegno quasi ventennale al “Boss” Formigoni che li ha resi corresponsabili della cementificazione della pianura padana, non potendo parlare contro la speculazione edilizia, ha snocciolato subito un bel &#8216;decalogo della sicurezza&#8217;&#8230;proprio quel che ci voleva per Mantova!  La lega finisce così per proteggere solamente le lottizzazioni del territorio comunale e le aree abbandonate dai privati in attesa di convergenze economiche più propizie diventano il partito dei <span style="color: #008000;">&#8216;padroni DI casa nostra&#8217;</span>, mentre attacca chi è costretto dalla crisi economica e dal mercato degli affitti ad occupare abusivamente un edificio per cercare un giaciglio.</p>
<p>Pochi giorni fa è stata resa nota infatti la <a href="http://ricerca.gelocal.it/gazzettadimantova/archivio/gazzettadimantova/2010/07/17/NC2PO_NC202.html">seconda mossa politica di Sodano</a> e soci: dopo aver costruito un&#8217; ordinanza su 4 mendicanti e un action movie sul racket degli accattoni, è il momento di liberare la lottizzazione delle 13 aree parzialmente bloccate dall&#8217; amministrazione precedente. <strong>Finalmente a Mantova si torna a costruire!</strong><br />
La maggior parte della svendità del territorio cittadino è a scopo abitativo, alla faccia delle case vuote che costellano la periferia di Mantova. Aumenteranno così gli edifici disabitati, si ingrosseranno i portafogli di immobiliari e costruttori che potranno controllare agevolmente il mercato degli affitti, ma chi non ha una casa rimarrà incredibilmente senza. Ma il consigliere De Marchi ha una soluzione: importare a Mantova la ronda in basco blu dei <a href="http://ricerca.gelocal.it/gazzettadimantova/archivio/gazzettadimantova/2010/07/18/NC1PO_NC101.html">city angels</a>. In questo modo, ci saranno molti più senzatetto, ma quantomeno saranno controllati da una ronda lautamente pagata. Una boutade, quella dei city angels, che è una riproposizione di qualcosa di <a href="http://ricerca.gelocal.it/gazzettadimantova/archivio/gazzettadimantova/2009/02/23/NC3PO_NC311.html">già visto e sentito</a> un anno e mezzo fa.</p>
<p>Eppure ci sarebbe da chiedersi perchè lo stesso De Marchi dichiara che a Mantova è in costante calo da anni qualsiasi tipo crimine, per poi sottolineare quanto sia importante una percezione di insicurezza, la stessa che viene alimentata con proclami giornalieri da Ministero della Paura. Questa contraddizione latente, che contraddistingue le paranoie securitarie degli ultimi 5 anni è immediatamente collegata ad una specifica gestione del territorio. Perchè risolvere i problemi dettati dalla crisi con un sostanzioso intervento sociale prendendo dalle tasche di chi ha, quando si può fare accattonaggio politico speculando sulle paure della gente reprimendo chi non ha?</p>
<p>Spazio Sociale La Boje</p>
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		<title>Fascismo Fiat</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giorgio Cremaschi [articolo pubblicato  su  "Liberazione"]
Le rappresaglie antisindacali che la  Fiat sta pianificando in questi giorni a Melfi come a Mirafiori, sono  atti di autentico fascismo aziendale. Si perseguitano i delegati che  organizzano gli scioperi contro i carichi di lavoro eccessivi e gli  impiegati che informano i colleghi della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img class="alignleft size-medium wp-image-16896" title="fascismo fiat" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/07/fascismo-fiat-218x300.jpg" alt="fascismo fiat" width="218" height="300" />di Giorgio Cremaschi [articolo pubblicato  su  "Liberazione"]</em></strong></p>
<p>Le rappresaglie antisindacali che la  Fiat sta pianificando in questi giorni a Melfi come a Mirafiori, sono  atti di autentico fascismo aziendale. Si perseguitano i delegati che  organizzano gli scioperi contro i carichi di lavoro eccessivi e gli  impiegati che informano i colleghi della solidarietà degli operai  polacchi con quelli di Pomigliano. La libertà di sciopero, la libertà di  informazione, la libertà di pensiero, le libertà in quanto tali sono  oggi in discussione alla Fiat. All’origine di tutto questo c’è la  strategia industrialmente debole, ma furba e arrogante di Sergio  Marchionne. L’amministratore delegato della Fiat non è mai stato un  industriale. E’ un banchiere svizzero chiamato a salvare la Fiat dal  fallimento. (&#8230;)  Questa operazione è riuscita al prezzo di durissimi  sacrifici dei lavoratori e, come sempre avviene nell’economia  finanziaria, ha portato ingenti guadagni a Marchionne. L’amministratore  delegato della Fiat è stato poi così chiamato a salvare la Chrysler, che  la Mercedes aveva abbandonato. Lì, con l’aiuto di ingenti finanziamenti  pubblici, è riuscito a piegare i sindacati. Che prima accusava di  miopia e intransigenza e che invece oggi elogia con gli stessi toni con  cui il generale Custer parlava degli indiani chiusi nelle riserve.  Marchionne ha poi riportato in Italia quel successo e, usando una carta  che da noi funziona sempre, si è presentato come il libero americano che  mette a posto i fannulloni assistiti. Ha così ottenuto un consenso  pressoché unanime nel Palazzo. Che non si è certo chiesto perché  importanti dirigenti abbiano abbandonato la Fiat per dirigere altre  aziende delle auto in Europa. Che non si è certo interrogato sulla  credibilità di un piano industriale che si fonda su numeri presi dal  libro dei sogni della vecchia Fiat – 6milioni di auto prodotte assieme  alla Chrysler. Nessun spirito critico in Italia verso le strategie della  Fiat. Di questo Marchionne ha approfittato coprendo così debolezze e  contraddizioni. La ripresa di Pomigliano, promessa tra 2 anni, serve a  coprire la chiusura &#8211; oggi &#8211; di Termini Imerese. L’accordo separato, con  Cisl e Uil e altri amici, serve a coprire il flop del plebiscito  richiesto ai lavoratori. I licenziamenti di delegati e militanti  sindacali servono a coprire i fallimenti di un’organizzazione del lavoro  che vuole imporre ritmi e condizioni che consumano le persone e possono  funzionare solo con la soppressione dei più elementari diritti. Infine  l’autoritarismo e l’intimidazione servono solo a coprire il clima di  ottuso ossequio con cui si distrugge ogni forma di partecipazione e  creatività dei lavoratori. Sì alla Fiat c’è il fascismo, non solo perché  si colpiscono le libertà e i diritti dei lavoratori. Ma perché così si  coprono mancati investimenti, burocratismi, servilismi e clientele che  prosperano e rendono inefficiente l’azienda più di prima. Marchionne è  tanto piaciuto a Scalfari perché ha dichiarato di porsi dopo la nascita  di Cristo. Sicuramente la sua cultura e la sua pratica sono però  antecedenti alla costituzione repubblicana ed eredi di quella pessima  tradizione delle classi dirigenti italiane che coniugava inefficienza e  propaganda, privilegio e autoritarismo. Lo svizzero americano Marchionne  è un padrone italiano collocato tra gli anni 30 e gli anni 50.</p>
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		<title>accattoni e accattonaggio politico</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 12:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Annunciata, attesa e discussa, ora a Mantova è entrata in vigore l’ordinanza anti-accattoni. Sodano paga dunque pegno all’integralismo securitario della Lega che, in cambio, sosterrà compatta l’auspicato “cambiamento” per Mantova: cemento e nuove urbanizzazioni.
Il sindaco ci tiene a precisare che con questa ordinanza “non intendono combattere contro i poveri” e questo è vero: combattono I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16893" title="pd_padano2" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/07/pd_padano2-300x212.jpg" alt="pd_padano2" width="300" height="212" />Annunciata, attesa e discussa, ora a Mantova è entrata in vigore l’ordinanza anti-accattoni. Sodano paga dunque pegno all’integralismo securitario della Lega che, in cambio, sosterrà compatta l’auspicato “cambiamento” per Mantova: cemento e nuove urbanizzazioni.</p>
<p>Il sindaco ci tiene a precisare che con questa ordinanza <em>“non intendono combattere contro i poveri”</em> e questo è vero: combattono <strong>I</strong> poveri e già che ci sono, visti i divieti di “bivacco”, anche la socialità alternativa a pub e locali, magari giovanile. Purtroppo stiamo davvero parlando di una ordinanza <em>“veronese”</em> che fissa l’attenzione cittadina sulla esigua manciata di mendicanti che “operano” in centro rovinando la passeggiata dello shopping e sui giovani( nativi e/o migranti) che fanno gruppo, ad esempio, sulle scalinate di Sant’Andrea: tutto questo a Mantova, la città più tranquilla d’Italia. In questo modo l’attenzione della città , ancora una volta, viene distolta dalla speculazione edilizia, dal disastro ambientale e dalle nuove povertà: quando ai semafori troveremo lavoratori “padani” che, grazie alla crisi e all’operato del governo, si <a href="http://ricerca.gelocal.it/gazzettadimantova/archivio/gazzettadimantova/2010/07/11/NX2PO_NX201.html">ritroveranno a chiedere l’elemosina</a> qualche buontempone dirà <span style="color: #00ff00;"><em>“accattoni a casa nostra”.</em></span> La giunta dichiara inoltre che non è più tempo per chi <em>“non rispetta le regole”</em>: sarà un ragionamento classista, ma non si sono ancora viste ordinanze contro grandi evasori fiscali, contro cantieri non a norma e contro la devastazione ambientale.</p>
<p>Sapendo che questa città ancora “non gli appartiene”, il sindaco Sodano riesce dunque a quietare la Lega Nord e fare qualcosa di cui anche il Pd andrebbe fiero: non si può infatti tacere su come i democratici, smaniosi di inseguire la destra, siano stati promotori di ordinanze analoghe  in troppe amministrazioni locali di centrosinistra( <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2010/06/04/AMJc0ikD-bivacco_ordinanza_accattonaggio.shtml">Savona</a>, <a href="http://cerca.unita.it/data/PDF0114/PDF0114/text47/fork/ref/09332pck.HTM?key=firenze+accattoni&amp;first=1&amp;orderby=1">Firenze</a>, <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_05/vicenza_elemosina_444b3eee-09d2-11de-84bf-00144f02aabc.shtml">Vicenza</a> etc. ).<br />
Il tratto unificante di tutti questi passaggi è però quella disgraziata <a href="http://www.radioradicale.it/il-testo-integrale-della-carta-di-parma-sottoscritta-dai-sindaci-sulle-sicurezza">“Carta di Parma”</a> che l’ex sindaco Brioni ha convintamente firmato nel 2008 nell’intento di “garantire la sicurezza”. Un documento in cui si sanciva l’esagerato aumento di poteri dei sindaci in materia di “ordine pubblico”. Qui sta il problema: da destra a sinistra dichiarano di voler dare più sicurezza quando il problema di cui parlano non è minimamente securitario. La sicurezza che vogliono tutelare è totalmente estetica e funzionale ad accrescere il consenso su una popolazione che da anni viene continuamente <a href="http://ricerca.gelocal.it/gazzettadimantova/archivio/gazzettadimantova/2009/06/02/NA1PO_NA104.html">–spaventata-</a> ad arte da radio, tv e giornali: e in questo gioco di <strong>accattonaggio politico</strong> la Lega è maestra ed il Pd ripetente.<br />
Il senso di insicurezza nella nostra società è ben presente: l’incertezza sul futuro e la crisi creano ansie a cui il trittico destra, poteri economici e mondo mediatico( in mano a tanti imprenditori come “lui”e quindi portatori delle stesse istanze di fondo) dà risposte nefaste, il problema è dunque organizzarsi per dare una riposta radicalmente diversa che riparta dalla sicurezza sociale di casa, lavoro, sanità, istruzione, da parte di chi e per chi “vive” queste problematiche. Un’azione che contrasti gli spauracchi securitari creati ad uso e consumo di chi vuole fare profitti sulle nostre vite e sulle nostre città.</p>
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		<title>Contro il caro libri: mercatino del libro studentesco ( V° edizione!)</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 11:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Collettivo studentesco ‘Aca Toro , in linea con le proprie rivendicazioni organizza per il quinto anno consecutivo l’iniziativa estiva del mercatino del libro studentesco usato. Questo progetto vuole contrastare in maniera concreta e tangibile il caro libri, che ogni anno risulta sempre più gravoso per le possibilità economiche degli student* e delle loro famiglie. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16875" title="libri" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/libri-225x300.jpg" alt="libri" width="225" height="300" />Il Collettivo studentesco ‘Aca Toro , in linea con le proprie rivendicazioni organizza per il quinto anno consecutivo <strong>l’iniziativa estiva del mercatino del libro studentesco usato</strong>. Questo progetto vuole contrastare in maniera concreta e tangibile il caro libri, che ogni anno risulta sempre più gravoso per le possibilità economiche degli student* e delle loro famiglie. Di anno in anno le case editrici producono edizioni che di nuovo hanno ben poco se non il prezzo sempre più alto.</p>
<p>Per l’ ennesima volta le uniche risposte alla difesa del diritto allo studio e per un accesso libero e il meno dispendioso possibile al sapere, le offre chi la scuola la vive quotidianamente e sa cosa non funziona, al contrario, il ministro Gelmini, sventolando la bandiera di una finta eccellenza, non ha fatto altro che offrirci una riforma a <strong>3D</strong>:<strong> D</strong>iseducazione,<strong> D</strong>isuguaglianza, <strong>D</strong>isoccupazione.</p>
<p>Lavoratori precari sotto ricatto continuo e un’istruzione dequalificata e non accessibile a tutti sono gli approdi di un lungo percorso iniziato col “processo di Bologna”, attuato da tutti i governi europei (indipendetemente dal “colore” politico), che oggi, grazie alle riforme di scuola e università arriva a compimento.</p>
<p>Il collettivo studentesco ‘aca toro intende dare risposte reali a chi di fronte alla crisi, all’ aumento dei costi e l’annullamento del diritto allo studio si trova sempre più in difficoltà nel proseguire il percorso scolastico e di conseguenza ad inserirsi nella società di oggi.<br />
Per acquistare e/o vendere i libri di testo delle scuole superiori, puoi consultare il sito <strong>www.articolozero.org/mercatino</strong> e verificare se il libro che cerchi è presente nell’ archivio.<br />
Il mercatino è supportato da un sistema software in <strong>open source</strong> tutt&#8217;ora in sviluppo, programmato da noi per automatizzare e velocizzare le operazioni.<br />
I libri di testo verranno contemporaneamente <strong>raccolti e rivenduti </strong>con uno sconto dal 50 all&#8217;80% sul prezzo di copertina, a seconda delle condizioni dei libri. A settembre, chi ha portato i libri potrà tornare a riprendere quelli invenduti (o decidere di lasciarli nel nostro magazzino per l&#8217;anno prossimo), e/o riceverà la somma guadagnata grazie alla vendita dei suoi libri.</p>
<p>Il mercatino verrà effettuato allo spazio sociale La Boje in Via Trieste, 10 (nuova sede, vicino all’istituto d’arte)  a Mantova, <strong>dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18<br />
nei seguenti giorni:</strong><strong><br />
</strong><strong>luglio – 3 – 17</strong><strong><br />
</strong><strong>agosto- 7 – 14</strong><strong><br />
</strong><strong>settembre- 3 – 4 – 11</strong></p>
<p>Collettivo studentesco &#8216;Aca toro<strong><br />
</strong></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;ordine partì dall&#8217;alto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 09:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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Gianni De Gennaro è stato condannato a un anno e  quatro mesi per istigazione alla falsa testimonianza in occasione  dell&#8217;assalto alla scuola Diaz nel G8 del 2001. Ricostruita quindi la  catena di comando di quella serata infernale. Malabarba (Sc): ora faccia  la cosa giusta, si dimetta da capo dell&#8217;Aise



di Checchino Antonini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
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<div><a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/cop-diaz_0.jpg"><br />
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<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16871" title="diaz02" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/diaz02-246x300.jpg" alt="diaz02" width="246" height="300" />Gianni De Gennaro è stato condannato a un anno e  quatro mesi per istigazione alla falsa testimonianza in occasione  dell&#8217;assalto alla scuola Diaz nel G8 del 2001. Ricostruita quindi la  catena di comando di quella serata infernale. Malabarba (Sc): ora faccia  la cosa giusta, si dimetta da capo dell&#8217;Aise</p>
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<p>di Checchino Antonini (da  www.ilmegafonoquotidiano.it)</p></div>
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<p>Un anno e quattro mesi per il Capo. Ora Gianni De Gennaro si dovrebbe  dimettere ma non glielo chiederà nessuno. Tranne i portavoce di allora  del Genoa social forum e un europarlamentare, De Magistris, di un  partito che fu il becchino della commissione d&#8217;inchiesta nel penultimo  parlamento. E a Genova, l&#8217;Idv, è capitanato addirittura da uno dei  robocop che guidarono l&#8217;assalto a un corteo enorme che contestava gli  Otto dannosissimi Grandi. Dunque, la Corte d&#8217;Appello di Genova ha  ritenuto che le prove erano bastanti, che quand&#8217;era capo della polizia,  il futuro Negroponte, istigò alla falsa testimonianza l&#8217;ex questore dei  tempi del G8. Due mesi di meno all&#8217;altro imputato, l&#8217;ex capo della Digos  cittadina e ora vicequestore vicario di Torino, Spartaco Mortola.  Entrambi ricorreranno in cassazione. Il pg Pio Macchiavello aveva  chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi  per Mortola dopo l&#8217;esito, scandaloso per chi subì i massacri della Diaz e  gli arresti illegittimi di quella notte. Nell&#8217;ambito delle indagini  sulle false molotov, Mortola fu intercettato mentre chiacchierava con  Colucci il quale gli riferiva i complimenti del capo dopo la sostanziale  ritrattazione di fronte ai pm che indagavano sulla Diaz. In pratica a  Colucci fu consigliato di non fare menzione delle telefonate di quella  sera col Viminale per non rivelare la catena di comando e il ruolo del  capo di polizia nella repressione con cui si chiusero le tre giornate  del luglio. Il processo s&#8217;è svolto a porte chiuse &#8211; mentre quello a  Colucci sarà pubblico &#8211; per via del rito abbreviato e si dovranno  attendere le conclusioni per un&#8217;analisi compiuta. A destra o si finge di  non capire (Ascierto, l&#8217;uomo di An che era con Fini al comando dei  carabinieri mentre veniva ucciso Carlo Giuliani) o si strepita contro la  «vendetta» dei pm (Santelli, Pdl). «Perchè non pensare che le sentenze  di primo grado non erano giuste? L&#8217;appello serve anche per questo»,  suggerisce Enrico Zucca, il pm che ha sostenuto l&#8217;accusa insieme con  Francesco Cardona Albini, la medesima pubblica accusa dell&#8217;inchiesta  Diaz.</p>
<p>«Se una qualche sorpresa aveva destato la condanna degli uomini di De  Gennaro per la mattanza della suola Diaz, ancor più sorprendente è oggi  il verdetto di condanna per l&#8217;intoccabile ex capo della polizia. A  modificare la sentenza di primo grado è stato sicuramente il risultato  del lavoro dei pm che hanno portato alla recente condanna degli alti  ufficiali presenti sul campo», commenta Gigi Malabarba di Sinistra  Critica, già senatore e membro del Copaco. La sera della Diaz era uno  dei parlamentari stoppati dal portavoce di De Gennaro ai cancelli del  dormitorio dei manifestanti. La linea del Viminale è che la mattanza  fosse «una normale perquisizione». «Dopo il primo grado c&#8217;erano state  felicitazioni bipartisan &#8211; ricorda Malabarba &#8211; per quella assoluzione,  che rivela più di tante chiacchiere che, se la massima autorità di  pubblica sicurezza organizza la falsa testimonianza dei suoi subalterni e  più in generale prepara e dirige la catena di comando della repressione  al G8 di Genova, fa una scelta giusta e apprezzabile, sia per il  centrodestra che per il centrosinistra. Oggi mi aspetto che qualcuno, a  sinistra, riveda il suo atteggiamento supino verso De Gennaro e che De  Gennaro faccia la prima cosa giusta in questi ultimi dieci anni: si  dimetta da capo dei servizi segreti. Lo Stato finora si è autoassolto  nel plauso della politica istituzionale. Oggi onesti semplici magistrati  abbandonati da tutti (anzi quasi messi sotto accusa per tentativo di  lesa maestà) hanno iniziato ad incrinare lo strapotere del Negroponte  italiano, all&#8217;ombra del quale si è consumata da anni una  riorganizzazione autoritaria di tutti gli apparati di sicurezza del  paese. Occorre che tutti coloro che si mobilitarono a Genova ritornino  in campo per ottenere verità e giustizia anche per Bolzaneto e  l&#8217;uccisione di Carlo Giuliani.</p>
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		<title>cronache dalla crisi: articoli su Pomigliano</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 09:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così si abroga l&#8217;articolo 1 della Costituzione




Di Giorgio Cremaschi(da Liberazione)







Pare il sogno di Silvio Berlusconi. Un referendum che in una volta  sola cancelli tutte quelle parti della Costituzione, tutti quei pesi e  contrappesi nelle istituzioni, che danno fastidio alla libertà  dell’impresa e soprattutto a quella di alcuni imprenditori. Un  referendum ove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Così si abroga l&#8217;articolo 1 della Costituzione</h2>
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<p>Di Giorgio Cremaschi(da Liberazione)</p></div>
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<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16868" title="FIAT-500_FAP - Zak³ad Tychy" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/fiat-fabbrica1-300x225.jpg" alt="FIAT-500_FAP - Zak³ad Tychy" width="300" height="225" />Pare il sogno di Silvio Berlusconi. Un referendum che in una volta  sola cancelli tutte quelle parti della Costituzione, tutti quei pesi e  contrappesi nelle istituzioni, che danno fastidio alla libertà  dell’impresa e soprattutto a quella di alcuni imprenditori. Un  referendum ove sia possibile solo il sì perché il no comporterebbe la  minaccia di mettere in crisi tutto il bilancio dello Stato. Per ora in  Italia questo incubo non è realizzabile. Nonostante tutto alcune regole e  garanzie di fondo lo impediscono. Senza particolare scandalo, però è su  questo che si vuole far votare i lavoratori di Pomigliano. Oramai è  chiaro a tutti, anche a chi continua a far finta di non aver capito.  Nello stabilimento Fiat campano non si discute più di produttività o di  flessibilità. L’azienda vuole imporre un altro contratto nazionale,  un’altra legge dello Stato, un’altra Costituzione. Nel nome del più  antico dei ricatti: o rinunci ai tuoi diritti o non lavori.<br />
Che una cosa di questo genere piaccia a chi pensa che la Costituzione  repubblicana è un inutile orpello, è comprensibile. E’ comprensibile  anche che con essa siano d’accordo quei sindacati complici, quella  Confindustria che con la legge sull’arbitrato vogliono imporre ai  lavoratori di rinunciare al diritto di andare dal giudice sin dal  momento dell’assunzione. Così come ai lavoratori di Pomigliano si dice  che rientreranno al lavoro solo se si spoglieranno di tutti i loro  diritti. Tutto questo è comprensibile in chi ha fatto del potere  dell’impresa il totem assoluto a cui sacrificare tutto.<br />
Invece che il Partito democratico, la stampa che lotta contro i bavagli,  l’opinione pubblica scandalizzata giustamente dall’attacco  all’autonomia della Magistratura, che da questa parte non ci si accorga  che a Pomigliano si sta aprendo un buco nero che può inghiottire parti  rilevanti della nostra democrazia, tutto questo è francamente  incomprensibile.<br />
Siamo davvero già così oltre i nostri principi fondamentali? Si è già  davvero totalmente restaurata l’ideologia ottocentesca secondo cui le  libertà si fermano alle soglie dell’economia? Questo è proprio ciò che  la nostra Costituzione nega alla radice: che si possa avere una  democrazia dei cittadini che non sia anche una democrazia dei lavoratori  e nell’economia.<br />
La Fiom ha detto no. E’ un atto di coscienza e coraggio che dovrebbe far  felici tutti coloro che pensano che bisogna difendere la nostra  democrazia dal degrado berlusconiano e tremontiano. E invece si vedono  balbettamenti, parole in libertà, appelli alle parti sociali. Quale  vergognosa fiera dell’ipocrisia. E’ chiaro o no che la Fiat considera le  leggi italiane una fastidiosa variabile nei suoi bilanci di  multinazionale? E’ chiaro o no che se a Pomigliano passa la deroga a  tutto, nel giro di sei mesi tutto il sistema industriale italiano farà  la stessa cosa?<br />
E’ proprio di questo, del resto, che parlano i commentatori quando  dicono che la Fiom si oppone a nuove regole. Siamo in una drammatica  crisi mondiale, che nasce dalla speculazione selvaggia e da vent’anni di  liberismo senza regole. Eppure improvvisamente pare che tutte le  analisi sulla crisi, tutti i proponimenti di superare il mercato  selvaggio, di dire basta alla speculazione e sì a un economia più  responsabile, vengano cancellati. Chi si preoccupa della salute fisica e  psichica dei lavoratori di Pomigliano, costretti a ritmi e a condizioni  di lavoro tra le peggiori d’Europa, senza la possibilità di discuterle e  criticarle? Chi si preoccupa del taglio dei salari, dei diritti, di un  trattamento di malattia che è frutto del contratto del 1969? Orpelli,  antistoriche resistenze sindacali di fronte al dispiegarsi della libertà  d’impresa?<br />
Se non reagiamo ora con il massimo dell’indignazione, forse un giorno  potremmo ricordarle davvero queste settimane. Come quelle dove in un  solo stabilimento Fiat, con un referendum imposto a lavoratori che  avevano puntata alla tempia la pistola del licenziamento, fu abolito  l’articolo 1 della Costituzione repubblicana.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<h2>Pomigliano e il ruolo della sinistra</h2>
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<p>di Salvatore Cannavò(da il megafonoquotidiano.it)</p>
<p>Marchionne fu definito l&#8217;esponente della  &#8220;borghesia buona&#8221; e mai definizione fu così smentita. Il Pd non se la  sente di mettersi contro la Fiat, il resto della sinistra sì ma ha un  problema di credibilità. Sinistra Critica propone una «iniziativa  unitaria» a partire dallo sciopero del 25 giugno. Attorno alla battaglia  su Pomigliano può innescarsi una risposta efficace?</p></div>
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<p>Come ricorda oggi in un&#8217;<a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010061615958534-1">intervista</a> al Fatto quotidiano, Cesare Damiano, già &#8220;riformista&#8221; della Fiom e poi  ministro del Lavoro nel secondo governo Prodi, la Fiat ha sempre fatto  «scuola» nell&#8217;ambito delle relazioni industriali. «Nel 1971 l&#8217;accordo  Fiat sull&#8217;organizzazione del lavoro &#8211; spiega Damiano &#8211; determinò le  caratteristiche della prestazione del lavoro in tutte le grandi aziende  d&#8217;Italia (&#8230;) così come nel 1988 l&#8217;accordo sul premio di risultato  portò successivamente all&#8217;introduzione del salario variabile che nel  protocollo del 1993 ispirò l&#8217;intera contrattazione di secondo livello».  Damiano &#8220;dimentica&#8221; il 1980 e il licenziamento &#8211; poi cassa integrazione &#8211;  di migliaia di operai a Torino che innescò la protesta dei 35 giorni  conclusasi con una sconfitta. Quella non fu una vertenza squisitamente  sindacale ma chiaramente politica, intenzionata a modificare,  riuscendoci, i rapporti di forza nella società italiana.<br />
L&#8217;accordo separato di Pomigliano si iscrive in questa genealogia  negativa targata Fiat. Ha componenti chiaramente lavoriste, cioè interne  alle condizioni di vita interne alla fabbrica &#8211; lo straordinario  obbligtorio a 120 ore, la pausa ridotta di dieci minuti, l&#8217;introduzione  del <a href="http://www.ambiente.fiat.it/IT/Produzione/Processi_produttivi/World_Class_Manufacturing/3_1_3/">World  Class Manufacturing</a>, la pausa mensa a fine turno &#8211; ma ha anche una  valenza generale, &#8220;politica&#8221;, che riguarda i complessivi rapporti di  forza sociali. Le sanzioni al diritto di sciopero costituiscono il cuore  di questa offensiva così come il rifiuto di pagare la malattia a carico  dell&#8217;azienda in caso di assenze dal lavoro superiori alla media (ma a  quale media la Fiat non l&#8217;ha ancora detto).<br />
Un passaggio di fase che capitalizza un dato della politica che è sotto  gli occhi di tutti: una sinistra scomparsa dal Parlamento e inefficace  sul piano sociale, un Pd che si schiera direttamente con la Fiat salvo  chiedere un po&#8217; più di cortesia e un&#8217;Italia dei Valori &#8211; il soggetto  politico nuovo di questa fase &#8211; che si schiera con i lavoratori ma che  con la testa pensa a bavagli e intercettazioni più che alla lotta di  classe.<br />
Le prese di posizione sono le più disparate e le più diversificate tra  loro. La più paradossale è quella di Fausto Bertinotti: «Dove è finita  la sinistra dei post-it, di Repubblica, che protesta contro il bavaglio?  A Pomigliano non la vedo» dice l&#8217;ex presidente della Camera in  un&#8217;intervista al Riformista. L&#8217;intervistatore dimentica però di  chiedergli conto dei vecchi giudizi su Marchionne, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/05/Bertinotti_borghesi_buoni_sinistra_discute_co_9_060705081.shtml">definito  esponente </a>di quella «borghesia buona» con cui la sinistra doveva  allearsi al tempo del governo Prodi. Più lesto a porre la domanda è  invece il Corriere e in questo caso Bertinotti ammette un ripensamento:  «Anch&#8217;io, non lo nego, ho parlato bene di Marchionne ma se poi fa cose  come queste, con la stessa libertà con cui ho detto che era un bravo  manager ora dico che è un personaggio pessimo». Peccato che il giudizio  positivo coincidesse con il momento di massimo prestigio e visibilità  dell&#8217;ex segretario di Rifondazione e che quella scelta, allora, abbia  contribuito alla perdita di credibilità della sinistra di classe. E  questo è quello che oggi pesa come un macigno.<br />
Il segretario del Prc, Paolo Ferrero, a Pomigliano ci è andato a  volantinare e ovviamente i suoi giudizi sono in parte analoghi a quelli  di Bertinotti: «Dov’è quel centro sinistra che giustamente si indigna  per le nefandezze di Berlusconi? Dove sono i direttori dei quotidiani  che giustamente protestano contro le leggi bavaglio? Dove sono i  liberali che gridano al golpe quotidianamente? In silenzio». Giusto, ma  nei suoi due anni di segretario, Ferrero ha offerto molto proprio a  quelle posizioni e quando mai il Prc si è sganciato dalle coalizioni di  centrosinistra con cui ha governato, ad esempio, proprio la regione  Campania fino a tre mesi fa? E lo stesso vale per Vendola e Sinistra e  Libertà. Le prese di posizioni esistono ma quello che si misura  pesantemente in questa vicenda è la perdita di credibilità. E anche le  formazioni minori, come Sinistra Critica o il Pcl, che non hanno  certamente remore a stare dalla parte dei lavoratori e della Fiom e a  proporre mobilitazioni unitarie, hanno comunque una voce flebile, frutto  delle sconfitte e della dispersione di energia.<br />
Chi si muove con più credibilità è ovviamente il partito di Di Pietro  che annuncia: «Ci impegneremo a fianco degli operai perché nessun  diritto venga prevaricato». Eppure, la percezione che l&#8217;Idv rimanda,  nonostante gli sforzi del suo responsabile Lavoro, Maurizio Zipponi, già  Fiom e già deputato del Prc, è di avere il baricentro politico da  un&#8217;altra parte.</p>
<p>Nel Pd invece è un fiorire di dichiarazioni da collezione. Fassino,  che aspira a fare il sindaco di Torino, dice di continuare a fare il  tifo per Marchionne: «Sta passando l&#8217;ultimo treno per Pomigliano e il  sindacato non deve sottrarsi alle proprie responsabilità». Nessuna  esitazione nemmeno per l&#8217;attuale sindaco, Chiamparino che si augura un  sì al referendum e un conseguente ripensamento della Fiom. Da un altra  posizione muove invece l&#8217;ex segretario della Cgil, Sergio Cofferati,  oggi parlamentare europeo, il quale invece sottolinea il pericolo che  l&#8217;accordo violi non solo la Costituzione italiana ma anche i trattati  europei a cominciare dal Trattato di Lisbona. In questa babele scomposta  il segretario Bersani cerca di portare un po&#8217; d&#8217;ordine affermando su  Repubblica che l&#8217;unica posizione che conta è la sua. E la sua posizione è  così mediata e sfumata che si fa fatica a capirla: «L&#8217;accordo va bene  ma non deve diventare un modello» che è diventata la posizione del  segretario Cisl, Bonanni. Però «l&#8217;azienda non dovrebbe umiliare gli  operai e cancellare i diritti» che invece è la posizione di Epifani.  Detto questo «la situazione in quello stabilimento è insostenibile, non  può stare sul mercato con quei livelli di produzione» che è la posizione  della Fiat. Manca forse solo la posizione del Pd ma questa non è una  novità. Ma battute a parte, il Pd in questa vicenda non tocca palla,  perché le questioni sociali sono ormai estranee alla sua traiettoria e  cultura e si incarica di affrontarle solo dal governo; dall&#8217;opposizione  non sa dire nulla perché non riuscirebbe mai a demarcarsi da una logica  di impresa che ormai è la sua logica.</p>
<p>Resta però il fatto di una situazione difficile e che costituisce un  nuovo colpo per lavoratori e lavoratrici. Che fa la sinistra? come si  rende utile e come coglie il passaggio per provare a dare una risposta?  Un&#8217;occasione è data dal 25 giugno, quando ci sarà lo sciopero di 8 ore  proclamato dalla Fiom. Si potrebbero tenere manifestazioni in tutta  Italia di solidarietà ai lavoratori Fiat in particolare a Pomigliano  anche come reazione al referendum del 22 giugno. Sinistra Critica, per  bocca dei suoi portavoce, Turigliatto e D&#8217;Angeli, <a href="http://www.sinistracritica.org/content/no-al-modello-pomigliano-una-proposta-unitaria-alla-sinistra">avanzano  la proposta </a>di un incontro unitario a sinistra per «contribuire a  un movimento forte unitario e dal basso contro l&#8217;accordo, a difesa dei  diritti e della dignità del lavoro, per cercare di organizzare una  riposta adeguata al &#8220;modello Pomigliano&#8221;».</div>
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		<title>Il vero volto dei padroni</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 09:11:48 +0000</pubDate>
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Miserie e (poche) nobiltà della Confindustria  nostrana nel libro di Filippo Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; edito da  Longanesi










di Salvatore Cannavò


Un altro segno della crisi della sinistra è il libro di Filippo  Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; (Longanesi, 383 pg., 17,60 euro). Un  giornalista in forza al Mondo, il settimanale della [...]]]></description>
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<p><em>Miserie e (poche) nobiltà della Confindustria  nostrana nel libro di Filippo Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; edito da  Longanesi</em></div>
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<div>di Salvatore Cannavò</div>
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<p>Un altro segno della crisi della sinistra è il libro di Filippo  Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; (Longanesi, 383 pg., 17,60 euro). Un  giornalista in forza al Mondo, il settimanale della Rcs, il giornale del  salotto buono; una casa editrice che non sta nella tradizione della  sinistra culturale italiana anche se oggi è un tassello di quel gruppo  Mauri Spagnol che rappresenta l&#8217;outsider principale contro Mondadori e  Rizzoli. Eppure il libro costituisce un&#8217;analisi impietosa, di quelle che  la sinistra non riesce a fare, di quello che è oggi la classe padronale  italiana, dei suoi equilibri politici interni e dei suoi comportamenti  in diretta sul campo, a volte al limite del voltastomaco. Come il caso  che Astone sceglie di mettere in apertura del libro per presentare &#8220;la  faccia truce dei padroni&#8221; quella della Umbria Olii, distrutta da un  incendio nel quale persero la vita cinque operai, bruciati vivi. Giorgio  Del Papa, amministratore delegato e principale azionista dell&#8217;azienda,  ha citato le famiglie degli operai morti chiedendo un risarcimento di 35  milioni di euro perché l&#8217;incendio sarebbe stato provocato dalla  noncuranza di quei poveri lavoratori. Un&#8217;infamia oltre che  un&#8217;ingiustizia, hanno risposto le famiglie, che si sono rivolte anche al  Capo dello Stato (cosa ha risposto?) e che piene di rabbia e di dolore  sono costrette a sostenere un vero e proprio processo giudiziario.</p>
<p><strong>La faccia truce</strong></p>
<p><strong> </strong><br />
Faccia truce o vero volto? A fronte di un caso come questo, il libro  mette in evidenza come invece Condindustria, il partito dei padroni,  cerchi invece di presentarsi con un volto moderno, riformatore, in cerca  di una stabilizzazione del paese e di un clima politico meno rissoso.  Il volto &#8220;cool&#8221; di Luca Cordero di Montezemolo, cresciuto in casa Fiat,  uomo dalle mille poltrone e dalle ambizioni politiche soffocate a  fatica, leader dell&#8217;associazione imprenditoriale e poi, dopo la  successione di Emma Margegaglia, presidente di una Fondazione, Italia  Futura, con la quale provare a tessere una strategia politica. Oppure il  volto più ruspante e pragmatico dell&#8217;imprenditrice mantovana che a  differenza dell&#8217;ex presidente Fiat, ha dislocato la Confindustria  decisamente dalla parte del governo Berlusconi in cambio di favori,  piccoli privilegi, vere e proprie prebende (anche per la propria  famiglia, come dimostra il caso dei lavori alla Maddalena per il G8).<br />
Se il caso della Umbria Olii è certamente il più estremo, è anche vero  che dietro il volto suadente e moralizzatore, si nasconde un incessante  lavorìo per ottenere risultati concreti da questo o quel governo. E dal  governo Berlusconi Confindustria di risultati ne ha ottenuti non pochi  come Astone scrive: la privatizzazione dei servizi pubblici locali con  una possibile «grande abbuffata» da circa 100 miliardi di euro; la  promessa del nucleare, con un giro di affari che supera i 30 miliardi;  la riforma della scuola con gli incentivi agli istituti tecnici, il  rilancio dei professionali, e un&#8217;università che viene di fatto  consegnata ai privati; e poi tutti i tipi di incentivi, la  detassazazione degli utili, il fondo di credito per le piccole imprese e  altro ancora. Certo, ci sono le delusioni, la riduzione delle tasse che  non arriva, grandi opere infrastrutturali che non decollano ma  sostanzialmente il programma di governo segue pedissequamente quello di  Confindustria. Perché, il punto è questo, il &#8220;partito dei padroni&#8221; si  muove come un vero partito, ha una struttura di oltre 4 mila dipendenti  per rappresentare 142 mila imprese, e ha un suo programma politico che  resta piuttosto immutato nel tempo, presidente dopo presidente.</p>
<p><strong>Il programma dei padroni</strong><br />
Un programma politico che si riassume in un&#8217;ideologia da «far west&#8221; in  cui l&#8217;impresa deve essere liberata da &#8220;lacci e lacciuoli&#8221;, libera nei  suoi affari e nel suo profitto, messa al centro della vita politica e  sociale. I quattro punti fondamentali di questo programma sono così  definiti: «Privatizzare qualunque cosa tranne (per ora) l&#8217;aria;  abbassare drasticamente le imposte e pertanto la spesa pubblica;  riformare radicalmente la contrattazione e il diritto al lavoro per  ottenere la massima flessibilità e minori costi; adoperarsi per attuare  le riforme indispensabili a un paese moderno» cioè burocrazia più  efficiente, infrastrutture, incentivi a ricerca e sviluppo. Questo  programma non cambia mai e le richieste ai governi di turno sono sempre  le stesse. E, se guardiamo agli ultimi venti anni, ci accorgiamo che  questo programma è stato pazientemente applicato con certosina  precisione (anche se questo non basta ancora al &#8220;partito dei padroni&#8221;)  sia dai governi Berlusconi che da quelli del centrosinistra.<br />
Ma siccome non basta mai, la Confindustria si esercita con foga e  determinazione nel &#8220;j&#8217;accuse&#8221; contro la politica, i suoi ritardi, i suoi  riti, i suoi costi, additati come responsabili non secondari &#8211; i  responsabili principali sono sempre i sindacati &#8211; dell&#8217;impasse italiana.  Solo che quando si guarda in casa padronale ci si accorge &#8211; e questo il  libro di Astone lo permette benissimo &#8211; che quei costi, quei ritardi,  quelle alchimie sono esaltati all&#8217;ennesima potenza. Confindustria  gestisce un bilancio complessivo &#8211; compresi i bilanci delle Unioni  provinciali e regionali &#8211; di oltre 500 milioni di euro ma nessuno ne sa  nulla (mentre per i bilanci dei sindacati viene chiesta, giustamente, la  massima trasparenza); le sue regole interne, per l&#8217;elezione del  Presidente, della Giunta, del Direttivo, delle svariate strutture che si  controllano a vicenda, sono degni «del Partito comunista cinese». La  lotta per il controllo delle Unioni provinciali, delle Commissioni  nazionali e della Presidenza è senza esclusione di colpi. Al suo interno  vivono correnti, cordate &#8211; ancora poco noto il &#8220;Salotto buono 2&#8243; che  lega Cordero di Montezemolo, Della Valle, Luigi Abete, Vittorio Merloni &#8211;  gli sgomitamenti delle ex aziende di Stato oggi colossi energetici come  Eni e Enel. In prima fila nella lotta contro le &#8220;caste&#8221;, Confindustria è  un fior di casta, con i suoi mandarini e i suoi nepotismi, i costi  eccessivi ma soprattutto i danni sociali che le sue scelte politiche  provocano.</p>
<p><strong>La casta confindustriale</strong><br />
Messe di fila, nel capitolo titolato &#8220;La casta di lorsignori&#8221;, le  principali gesta confindustriali smentiscono platealmente  quell&#8217;ideologia a base di meritocrazia e modernità, di flessibilità e  crescita economica che pure professano. Anzi, descrivono «una foresta  pietrificata» che ha grandi responsabilità nell&#8217;edificazione del &#8220;caso  italiano&#8221;. Il modo con cui Tronchetti Provera ha spennato gli azionisti  Pirelli e poi quelli Telecom; il modo con cui Geronzi è stato portato  alla presidenza di Generali senza essersi mai occupato di Assicurazioni  in vita sua; il gioco delle scatole cinesi che permette a John Elkann di   decidere i destini della Fiat possedendone direttamente solo il 6%;  gli stipendi e le stock options che intascano i proprietari-manager  delle imprese anche quando producono perdite favolose e senza alcun  principio meritocratico; il caso Alitalia, Fastweb, senza dimenticare  Parmalat e Cirio. Una carrellata che permette a Astone di concludere il  libro con questa considerazione: «All&#8217;inizio ci siamo chiesti se, e in  quale misura, i protagonisti del capitalismo nostrano abbiano  corresponsabilità nella deriva italiana. A partire da una domanda: ma  Marco Tronchetti Provera, Emma Marcegaglia, Luca Cordero di Montezemolo  sono poi così diversi da Antonio Bassolino, Rossa Russo Jervolino e Mara  Carfagna? Alla fine del viaggio la risposta è no». Le similitudini  posso essere ampliate ma la sostanza è quella: una classe dirigente  dedita a bacchettare tutto e tutti, a dispensare consigli all&#8217;universo  mondo, si è arricchita grazie a quello Stato che vuole abbattere e  grazie a sacrifici enormi di lavoratori e lavoratrici. Eppure è ancora  lì, intoccabile, impunita che si erge a grande moralizzatrice,  foraggiata e sostenuta dal cuore dell&#8217;ideologia berlusconiana che vuole  l&#8217;imprenditoria come modello sociale di riferimento contro la politica  parassitaria. Un modello che ha plasmato la società italiana e che  costituisce oggi forse il vero lascito degli ultimi venti anni.</div>
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		<title>Formigoni vara &#8216;Nasko&#8217;: tanta propaganda e pochi spiccioli sul corpo delle donne</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lance</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>

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Nasce «Nasko», un fondo istituito dalla regione Lombardia per finanziare interventi di sostegno alle «madri in difficoltà»: un bonus di 250 euro al mese &#8211; 4500 euro in un anno e mezzo &#8211; da destinare alle donne che pur trovandosi in condizioni economiche critiche decidono di non abortire.
Dopo le norme per la sepoltura degli embrioni abortiti, dopo [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/aborto-01.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-16842" title="aborto-01" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/aborto-01-300x241.jpg" alt="aborto-01" width="300" height="241" /></a></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;">Nasce «Nasko», un fondo istituito dalla regione Lombardia per finanziare interventi di sostegno alle «madri in difficoltà»: un bonus di 250 euro al mese &#8211; 4500 euro in un anno e mezzo &#8211; da destinare alle donne che pur trovandosi in condizioni economiche critiche decidono di non abortire.<br />
Dopo le norme per la sepoltura degli embrioni abortiti, dopo i continui attacchi alla legge 194 sulle interruzioni di gravidanza e alla pillola RU486, ecco i paladini &#8220;pro-life&#8221; condurre l&#8217;ennisma battaglia a difesa della vita.<br />
A difesa della vita, ma di chi?<br />
Ancora una volta la vita delle donne è messa in secondo piano, dopo addirittura a quella di &#8220;bambini&#8221; che ancora una vita non ce l&#8217;hanno.<br />
«Nessuna donna &#8211; ha detto Formigoni &#8211; dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche».<br />
Certo 250 € al mese fanno la differenza: fanno la differenza quando l&#8217;Italia è tra gli ultimi posti in Europa per occupazione femminile, quando i salari italiani sono vergognosamente bassi e quelli delle donne poi, a parità di lavoro sono inferiori rispetto a quelli maschili. 250 € fanno la differenza quando la maggior parte delle donne se lavorano, hanno contratti precari che non offrono stabilità e sostegno, che non offrono permessi e servizi per la maternità, quando gli asili sono pieni e le liste d&#8217;attesa infinite.<br />
L&#8217;intento di &#8220;Nasko&#8221; è quello di aiutare la famiglia, la maternità e la natalità, «rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso fare una scelta a favore della vita».<br />
Dei problemi reali, ce ne si occuperà poi: di garantire un posto di lavoro alle donne, un salario minimo, la maternità, posti asilo (non privati possibilmente), assistenza&#8230;<br />
Intanto l&#8217;ultimo provvedimento da parte del nostro Ministro alle Pari Opportunità Mara Carfagna è un taglio di 20 milioni di euro ai Centri antiviolenza, dato che sono quasi 7 milioni le donne italiane tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenze fisiche o sessuali nel corso della loro vita e 900 mila le vittime di ricatti sul lavoro (dati Istat 2006).<br />
La maggior parte delle violenze sulle donne avvengono entro le mura domestiche, in quelle &#8220;famiglie&#8221; che tanto i paritti pro-life continuano a sostenere.<br />
Perchè violenza è non poter decidere di se stesse e con questo Fondo i &#8220;difensori della vita&#8221; pretendono di dirci come vivere le nostre vite e cosa fare dei nostri corpi.<br />
A questi signori diciamo che ogni donna, sia che scelga la meternità sia che faccia il contrario, è una persona e solo lei ha diritto a decidere di se stessa, del suo futuro, della sua salute, della sua emancipazione e della sua autodeterminazione.<br />
Perchè la maternità deve essere una scelta libera e consapevole, perchè a ogni donna che sia madre o meno, devono essere garantiti uguali diritti: a un lavoro, a un salario equiparato, alla maternità e all&#8217;assistenza.</p>
<p>Collettivo femminista Colpo di Streghe</p>
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		<title>Gaza libera!: presidio autoconvocato di solidarietà alla Freedom Flottilla e articolo di Warshawsky &#8216;La Logica di Israele&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 18:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti e Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[freedom flottilla]]></category>
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		<category><![CDATA[palestina libera]]></category>
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LA LOGICA DI ISRAELE


Michael Warshawsky


Un atto di pirateria, un crimine di guerra, una palese violazione del  diritto internazionale, l&#8217;assassinio di civili disarmati &#8211; ogni  definizione usata dai media internazionali nel corso delle ultime 30 ore  è vera e allo stesso tempo aggira il punto. L&#8217;operazione omicida  israeliana è, infatti, l&#8217;espressione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/freefomflottilla.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-16839" title="freefomflottilla" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/freefomflottilla-300x125.jpg" alt="freefomflottilla" width="300" height="125" /></a></p>
<p><strong>LA LOGICA DI ISRAELE</strong></p>
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<div>Michael Warshawsky</div>
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<p>Un atto di pirateria, un crimine di guerra, una palese violazione del  diritto internazionale, l&#8217;assassinio di civili disarmati &#8211; ogni  definizione usata dai media internazionali nel corso delle ultime 30 ore  è vera e allo stesso tempo aggira il punto. L&#8217;operazione omicida  israeliana è, infatti, l&#8217;espressione del nuovo modus operandi di  Israele. E come tale è spaventosa.</p>
<p>In tutto il mondo, uomini e donne si chiedono: perché? Perché un tale  crimine che sembra completamente disfunzionale e addirittura  controproducente? Perché provocare una grave crisi con un paese alleato,  come la Turchia? Perché mettere in difficoltà l&#8217;Unione europea che sta  cercando di rivalutare la funzione di Israele nel mercato europeo?  Perché provocare e scioccare tutta la comunità internazionale?</p>
<p>Al fine di comprendere l&#8217;apparentemente irrazionale comportamento  israeliano si deve tornare a un anno e mezzo fa, al massacro dei  palestinesi di Israele nella Striscia di Gaza nel dicembre 2008-gennaio  2009. Questa aggressione contro Gaza, i bombardamenti e cannoneggiamenti  di una città dove vivono un milione di uomini, donne e bambini, avevano  provocato uno shock unanime in tutto il mondo, e reso lo Stato di  Israele, agli occhi di centinaia di milioni di persone, un Stato  canaglia senza alcun rispetto della vita umana e del diritto  internazionale.</p>
<p>La decisione strategica di Israele era quello di divorziare dalla  comunità internazionale e di ignorare l&#8217;opinione pubblica  internazionale. Torna il vecchio slogan di Golda Meir: &#8220;Non importa  quello che dicono i gentili, ciò che conta è ciò che gli ebrei stanno  facendo&#8221;. Due o tre anni più tardi, Israele è stato sorpreso e sconfitto  dagli eserciti arabi, e solo gli aiuti d&#8217;urgenza massicci da parte  &#8220;delle genti&#8221; &#8211; in questo caso gli Stati Uniti &#8211; hanno salvato Israele  da ciò che la stessa Golda Meir definì &#8220;la distruzione del Terzo Tempio&#8221;  .</p>
<p>Una tale strategia isolazionista può funzionare solo se gli Stati  Uniti sono dietro Israele, e ovviamente lo sono. Ma gli Usa sono anche  molto in collera con i leader israeliani, che non sono affatto pronti ad  adeguare le loro politiche agli interessi globali degli Stati Uniti, in  particolare il rifiuto di Benjamin Netanyahu di congelare le attività  di insediamento in Cisgiordania. E ora i governanti israeliani stanno  creando una situazione di crisi con il secondo più importante alleato di  Washington nel Mediterraneo orientale, la Repubblica turca.</p>
<p>La cooperazione tra la Turchia e Israele è al centro del  dispiegamento militare della NATO nel nostro territorio e mettere in  fibrillazione questa alleanza strategica potrebbe avere risvolti  drammatici per la politica di sicurezza americana. Un atto di  aggressione contro la Turchia è, infatti, un attacco contro gli  interessi Usa in Asia occidentale. A differenza dell&#8217;apparato militare  di Israele, ben cosciente di questa realtà, i politici israeliani sono  ancora intrappolati nella concezione neoconservatrice di uno scontro di  civiltà.</p>
<p>Anche se la Turchia è uno Stato laico e non-arabo, il fatto che abbia  una popolazione musulmana lo ha reso, per l&#8217;ignorante e razzista  leadership di Israele, parte della minaccia arabo-musulmana, parte del  campo barbaro che minaccia &#8220;la civiltà giudaico-cristiana&#8221;.</p>
<p>Armato di una tale &#8220;analisi&#8221;, Ehud Barak &#8211; ancora lui! &#8211; ha deciso di  dare alla Turchia, e al mondo intero, una lezione. Come al solito,  Barak ha perso la scommessa e Israele dovrà pagare un prezzo pesante a  causa sua e della sua autistica arroganza. Parte del prezzo sarà una  maggiore dipendenza dagli Stati Uniti e una maggiore accondiscendenza  alle richieste della Casa Bianca. In un certo senso, i palestinesi  possono essere i vincitori in questo fiasco israeliano, se la loro  leadership saprà come giocare la partita. Saprà?</p>
<p><strong>Quasi liberi gli attivisti internazionali<br />
</strong><br />
Tel Aviv, 02 giugno 2010, Nena News – Israele espellerà, probabilmente  tutti entro oggi, i 679 gli attivisti internazionali che ha sequestrato  in mare nella notte tra domenica e lunedì al termine del sanguinoso  assalto che ha compiuto contro sei navi della «Freedom Flotilla» diretta  a Gaza, in cui sono rimasti uccisi nove civili (quattro dei quali  turchi). Lo ha annunciato oggi il ministero degli esteri israeliano.</p>
<p>Un centinaio di attivisti – di paesi arabi e islamici che non hanno  relazioni con Israele – è già stato espulso verso la Giordania. Nelle  prossime ore partiranno con tre aerei circa 300 pacifisti turchi e nel  corso della giornata tutti gli altri, tra i quali sei italiani. La  decisione è stata presa ieri sera dal primo ministro israeliano Benyamin  Netanyahu di fronte alle pressioni e dure condanne internazionali per  l’attacco compiuto in acque internazionali contro un convoglio carico di  civili e di aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza sotto  embargo.</p>
<p>Israele, scrive oggi il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, ha  «rinunciato» a processare una ventina di attivisti che accusa di aver  «aggredito» i suoi soldati durante il blitz di domenica notte.</p>
<p>Intanto il Nicaragua ha sospeso i rapporti diplomatici con Israele di  fronte, ha spiegato il governo di Managua in un comunicato,  «all’illegalità dell’attacco alla missione umanitaria», che ha  rappresentato «una chiara violazione della legge internazionale e del  diritto umanitario». Il Nicaragua ribadisce inoltre il suo sostegno  «incondizionato al popolo palestinese»</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-16835" title="IMG_0332" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/IMG_0332-300x225.jpg" alt="IMG_0332" width="300" height="225" /></p>
<p>I militari israeliani questa notte hanno attaccato il convoglio di navi “Freedom Flotilla” che trasportava pacifisti internazionali intenzionati a rompere l’illegale e criminale blocco israeliano della Striscia di Gaza.<br />
L’attacco israeliano &#8211; che ha provocato almeno 19 morti e oltre 60 feriti – è un vero e proprio atto terroristico e di pirateria internazionale, con l’obiettivo di spaventare definitivamente i volontari internazionali dopo aver terrorizzato già la popolazione della Striscia di Gaza distrutta con i bombardamenti dell’operazione “Piombo Fuso” del dicembre 2008/gennaio 2009 e tenuta da molti anni sotto embargo e blocco anche navale.<br />
Un atto ancora più odioso in primo luogo perché condotto contro navi dichiaratamente pacifiche, come del resto avviene ogni giorno contro le barche dei pescatori di Gaza affamati dalla politica israeliana, e in secondo luogo se si pensa che Israele partecipa insieme agli altri paesi della Nato – tra i quali l’Italia – alle operazioni “antiterrorismo” nel Mediterraneo e alle missioni contro la pirateria navale.<br />
Questo attacco dimostra ancora una volta che Israele rappresenta uno dei principali pericoli nel Mediterraneo stesso e che senza la libertà ed una soluzione giusta per i palestinesi non ci sarà pace e giustizia in Medioriente.<br />
Non ci aspettiamo quindi nulla dai governi della Nato – complici dell’occupazione e dei crimini israeliani – mentre riteniamo che vada rilanciata una campagna di solidarietà con il popolo palestinese anche attraverso il boicottaggio dell’economia israeliana, per imporre sanzioni dal basso e la rottura dei rapporti diplomatici e militari dei paesi europei con Israele.</p>
<p>A Mantova abbiamo organizzato oggi pomeriggio un presidio di solidarietà con la Palestina e contro il terrorismo israeliano: una risposta immediata e indignata come è successo in tutta Italia. La risposta è stata importante: davanti alla prefettura si sono radunati una sessantina di partecipanti tra cui diversi migranti e molti giovani studenti. Dopo un&#8217;ora di presidio a scandire slogan e volantinare ai passanti il gruppo ha deciso di spostarsi in corteo e sfilare fino in Piazza Mantegna.</p>
<p>Spazio Sociale La Boje<br />
Collettivo studentesco &#8216;Aca Toro<br />
Sinistra Critica Mantova</p>
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		<title>Caro muro ti scrivo</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 16:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Feature]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi liberati]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e Memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[speculazione]]></category>

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In questi anni, in quanto area politica siamo stati abituati ad essere attaccati per i motivi più vari. Solo pochi anni fa, mentre insieme ai comitati ambientalisti avevamo interrotto il consiglio comunale che votava la costruzione della centrale turbogas, eravamo stati descritti come &#8220;fascisti&#8221;. Recentemente, al termine di una regolare manifestazione studentesca, da parte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-16828  alignleft" title="piazzalemondadori" src="http://www.articolozero.org/wp/wp-content/uploads/2010/05/piazzalemondadori-300x204.jpg" alt="lo stato attuale di Piazzale Mondadori" width="300" height="204" /></p>
<p>In questi anni, in quanto area politica siamo stati abituati ad essere attaccati per i motivi più vari. Solo pochi anni fa, mentre insieme ai comitati ambientalisti avevamo interrotto il consiglio comunale che votava la costruzione della centrale turbogas, eravamo stati descritti come &#8220;fascisti&#8221;. Recentemente, al termine di una regolare manifestazione studentesca, da parte di media che non erano nemmeno presenti, si è provato a rappresentare la posa di una ventina di adesivi fatta alla luce del sole come un &#8220;assalto&#8221; ad una sede politica con tanto di improbabili &#8220;lanci di bottiglie&#8221;.<br />
La presenza delle forze dell&#8217;ordine,le smentite ufficiali e le varie foto hanno fatto si che anche in quell&#8217;occasione non ci fossero state ambiguità di sorta.</p>
<p>Questa volta l&#8217;attacco è ben più subdolo: sono comparse delle scritte sui muri a carattere politico, perlopiù contro la crisi, questo è il fatto; in base anche alla comparsa di stencil che recitano &#8220;la boje&#8221;, si cerca di trovarne il capro espiatorio, puntando il dito contro tutta una comunità sociale e politica composta da donne e uomini di varie età e idee che operano sul territorio. Se la si vuole mettere così tanto sul ridicolo, non resta dunque che identificare anche il &#8220;partito dell&#8217;amore&#8221; con tutti quei giovani innamorati che scrivono &#8220;X ti amo&#8221; con tanto di cuoricini in giro per la città&#8230; .  Seguendo il ragionamento capzioso che ci vuole additare, bisognerebbe chiedere conto alla Lega Nord dell&#8217;esagerato aumento di adesivi in zona Gambarara che imbrattano la segnaletica stradale, ma non ci abbassiamo a questo livello.</p>
<p>E&#8217; triste sopratutto vedere come con questa mossa si vuole creare un caso utile a sviare l&#8217;attenzione da alcune vicende ben più onerose e deprimenti.<br />
Vogliamo parlare del <span style="text-decoration: underline;">fallimento</span> del progetto per i giovani denominato “Ludas” in cui la provincia(ma non solo) ha sperperato fondi e che è morto in meno di due anni?<br />
Non arriva proprio dalla provincia lo <span style="text-decoration: underline;">scempio speculativo</span> di piazzale Mondadori, che ha spezzettato una valida autostazione in ingombranti stazioni passanti per svendere a privati il terreno, e che ora si trova un buco in mezzo alla città da cui affiorano reperti archeologici?  Se fossimo così solerti nel puntare il dito contro tutta una comunità, ci sarebbero da attaccare tutte le donne e gli uomini che fanno parte dei partiti che hanno fatto quelle scelte, ma non lo facciamo, non rientra proprio nel nostro stile: quel modo di fare politica è proprio di politici del secolo scorso, di quelli che, rimasti senza idee(e ideologìe), gonfiano voti sulla paura e su paranoie securitarie.<br />
Un’ultima considerazione sulle accuse riguardo all’epiteto “neofascisti” riservatoci dal presidente Fontanili: al “la boje” abbiamo diverse vedute politiche ma l’antifascismo è un valore comune sul quale non accettiamo provocazioni: a partire dal fatto che periodicamente partecipa alle nostre attività un ex-partigiano ma soprattutto perché per noi l’antifascismo è una pratica quotidiana che non si esaurisce nelle celebrazioni ufficiali dove, di solito, la politica partecipa alquanto annoiata.</p>
<p>Abbiamo iniziato il nostro percorso a Mantova vedendola come una città problematica dove il disastro ambientale e le colate di cemento fanno da scenografìa a nuove emarginazioni sociali e rischi di ghettizzazione di interi quartieri; tutto sommato una città tranquilla, talvolta noiosa a detta di molti. Oggi quei problemi sono sempre più stringenti e ineludibili ma, visto anche il cambio storico in Via Roma con l’apporto dei <em>professionisti della paura</em>, vengono lanciati allarmi continui per dirottare l’attenzione e, perché no, l’odio sociale, su altro: solo nell’ultimo mese ci è stato spiegato che Mantova è sotto attacco di prostitute, accattoni, indisciplinati parrucchieri cinesi e solo da ultimi, writers che minacciano il quieto vivere della città e per i quali servono subito ordinanze e strette repressive.<br />
Delle lobby dell’edilizia, dei tumori, degli effetti nefasti della crisi e dei quartieri-dormitorio non se ne parla, <strong>non se ne deve parlare</strong>.</p>
<p>Gli attivisti e le attiviste dello spazio sociale la boje sono persone che da anni fanno politica alla luce del sole, per questo rifiutiamo teoremi che puntano a screditare un lavoro collettivo. Proprio in questi giorni siamo impegnati nelle fasi di trasloco dalla vecchia sede; difficilmente tra una riunione e uno scatolone qualcuno ha voglia di andare a taggare i muri del centro. Traslochiamo anche perchè, nel disastro che si percepisce nella sinistra mantovana, siamo invece cresciuti numericamente, umanamente e politicamente; proprio per questo le accuse del presidente Fontanili ci infastidiscono e rattristano.</p>
<p><strong>Spazio Sociale la boje</strong></p>
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