La rabbia si è presa spazio

Ci siamo presə alcuni giorni per riflettere su quanto accaduto durante le manifestazioni svoltesi lo scorso weekend in varie città italiane e nelle strade del sud Italia. Si tratta di accadimenti difficili da analizzare senza cadere in stereotipi o idealizzazioni.

Da una parte c’è una rabbia giovanile, a suo modo inedita, che si è presa uno spazio che prima non aveva. Dall’altra c’è un sud attraversato da giorni di scioperi e proteste di una popolazione stanca e stremata dal caro-vita, mentre i supermercati rimangono vuoti e il carburante è esaurito nella maggior parte delle stazioni di servizio per le proteste degli autotrasportatori.

Vogliamo esprimere il nostro sostegno ai giovani e alle proteste che stanno attraversando l’Italia e l’Europa. Mettiamo e metteremo a disposizione tutti i nostri strumenti ed energie a sostenerle, ampliarle e ad aiutare chi sta finendo nelle morse della repressione. Non siamo interessati alle vetrine, non è questo il tema. Dibattere sulla liceità delle azioni violente o meno oggi lascia il tempo che trova, non è giustificando o condannando una vetrina rotta che si può far fronte a un mondo in fiamme.

Stiamo assistendo a un inedito protagonismo politico di un pezzo di Italia che manda avanti il paese e che vive le scuole, di una generazione che è nata e cresciuta qui eppure è sempre esclusa dal dibattito, dal welfare, dai diritti. La generazione degli anni Duemila è sempre più precaria e impoverita, si trova a domandarsi se mai avrà un lavoro, uno stipendio dignitoso e una casa accessibile.

Come può immaginare un futuro? Non abbiamo parenti con vetrine in via Montenapoleone o nel cda di Nike o Luis Vuitton, abbiamo invece vicini di casa e colleghi che non riescono più a sostenere il caro-vita, costantemente ricattati dalla scelta tra lavoro e salute, dai tempi infiniti dei rinnovi dei permessi di soggiorno, dal dubbio di non poter pagare l’affitto.In questi giorni il governo Meloni ha reagito alle mobilitazioni con il solito copione: invece che intervenire sulle disuguaglianze sociali ed economiche, di porsi il problema di una società sempre più povera, precaria, abbandonata alle derive del mercato ultraliberista e alle economie di guerra, decide di identificare e denunciare chi protesta, varare un nuovo decreto sicurezza sempre più repressivo e sanzionare gli autotrasportatori.

Con gli ultimi due anni di decreti-sicurezza, l’uguaglianza di fronte alla legge in Italia non esiste più, nemmeno sulla carta. Le persone con background migratorio, che non appartengono alle classi più agiate, che decidono di mobilitarsi per salari dignitosi o lottare contro gli scempi ambientali, rischiano di perdere qualsiasi diritto, sia esso di cittadinanza o di manifestazione, di circolazione o di libertà di espressione.

Perfino la solidarietà è diventata degrado da rimuovere: lo dimostra quanto accade a Trieste, dove a Linea d’Ombra, Fornelli Resistenti e le altre associazioni che assistono i migranti in arrivo dalla Rotta balcanica viene ora impedito di consegnare pasti per più di due ore al giorno.Negli ultimi giorni abbiamo pure assistito ad una versione moderna di “strategia della tensione”. Le chat di adolescenti del nord Italia sono state invase da messaggi che associavano a stupri e violenze le proteste spontanee che potevano sorgere. Messaggi che si sono rivelati sempre falsi.

Non sappiamo chi ci sia dietro a questa operazione, ma sicuramente i social network e l’algoritmo non sono neutri, sono al servizio del potere, e sicuramente la conseguenza è dividere chi dovrebbe essere unito nel rivendicare diritti per la propria vita futura.

Il governo teme i giovani che si fanno domande, chi si unisce e scende in piazza o in strada. Le modalità con cui questo accade possono essere impreviste, imprudenti, anche eccessive. Ma di fronte a un mondo che non dà garanzie sul presente, figurarsi sul futuro, reagire con rabbia può diventare inevitabile. Il fiume che tutto strappa lo chiamano violento, ma nessuno chiama violento il letto che lo opprime. Casa, lavoro dignitoso, salute, istruzione e uguaglianza ci spettano.